Notre Dame: una rinascita anche digitale

Alcuni progetti e lavori tecnologici del recente passato potranno essere utili per la ricostruzione della cattedrale

La rinascita di Notre Dame passa anche dal digitale. A due settimane dall’incendio che ha distrutto parte della cattedrale parigina, si è già messa in moto la macchina che porterà alla ricostruzione di quanto andato perduto. E a quanto pare un ruolo importante sarà giocato anche dalle nuove tecnologie. In particolare, negli scorsi giorni molte testate hanno fatto riferimento a un lavoro realizzato per il Nationl Gepographic che potrebbe essere molto prezioso nel caso in cui si voglia far coincidere con estrema precisione l’opera di restauro con gli elementi architettonici originali.

Il lavoro in questione è stato guidato nel 2015 dallo storico dell’arte Andrew Tallon. Sotto la sua supervisione, un team di tecnici ha effettuato oltre un miliardo di misurazioni, tramite la tecnica delle scansioni laser, in più di 50 punti collocati all’interno e all’esterno della cattedrale. Tallon, successivamente scomparso, ha messo a punto questa tecnica nel corso degli anni, arrivando a ricostruire in 3D decine di cattedrali e altri edifici storici, con un margine di errore non superiore ai 5 mm.

Dall’articolo del National Geographic si apprende che il suo obiettivo era capire come i progetti architettonici di partenza fossero stati modificati, anche solo impercettibilmente all’occhio umano, a causa delle particolari circostanze che hanno interessato i vari contesti costruttivi. Obiettivo che è stato effettivamente raggiunto, e nel caso di Notre Dame ha portato a scoprire alcune “anomalie” architettoniche rimaste occulte per secoli.

La più rilevante riguarda l’ala occidentale della cattedrale. Dalle misurazioni effettuate risultò che le colonne non sono perfettamente allineate, e lo stesso varrebbe anche per i corridoi. All’origine della stranezza, quella che Tallon definì come una vera e propria “scorciatoia”. Piuttosto che rimuovere le strutture architettoniche preesistenti, sembra che gli operai  abbiano preferito aggirarle, dando vita a quella che sempre Tallon qualificò come un “disastro totale… un deragliamento ferroviario”.

Al di là di questi “coloriti” particolari, resta la constatazione di fondo che il digitale riveste e rivestirà sempre più un ruolo di fondamentale importanza nella preservazione dei patrimoni storici e culturali, anche attraverso strade a prima vista meno canoniche per chi si occupa di conservazione in senso stretto. Nei giorni successivi all’incendio di Notre Dame ad esempio, si era diffusa la voce del possibile contributo di un videogioco alla ricostruzione. La notizia è stata poi smentita dagli stessi creatori del videogioco, ma è comunque indicativa di una nuova e ampliata percezione delle potenzialità digitali nei vari ambiti della conservazione e della tutela storica e culturale.

Nello specifico, il videogioco è il titolo d’azione Assassin’s Creed: Unity, ambientato nella Parigi all’epoca della Rivoluzione francese, e contenente una dettagliatissima ricostruzione di Notre Dame, frutto del lavoro della senior artist Caroline Miousse. Nel 2014, durante la realizzazione del videogioco, la Miousse dedico l’80% del proprio lavoro complessivo ad uno studio accuratissimo della cattedrale, attraverso la consultazione di video, fotografie, illustrazioni, mappe, documenti e altre fonti storiche, funzionale alla creazione di una copia digitale dell’edificio che fosse il più possibile fedele all’originale.

La Miousse potè contare sul supporto di storici ed esperti di arte, e anche grazie al loro contributo riuscì ad ottenere un risultato talmente accurato da catturare l’attenzione degli addetti ai lavori e di svariate testate di settore. Tra gli altri, il sito di cultura digitale The Verge, che dedicò un corposo approfondimento a questo lavoro, prontamente “rispolverato” all’indomani del rogo dello scorso 15 aprile.

Come aveva già ammesso all’epoca, e prontamente ribadito negli scorsi giorni, la Miousse ha spiegato che per esigenze di usabilità del videogioco alcuni particolari della riproduzione digitale non combaciano precisamente col calco della cattedrale originale. In particolare sono le proporzioni dei vari elementi architettonici ad essere diverse, perché in un gioco d’azione occorre anche tenere conto di come permettere azioni come i salti, le arrampicate e altri movimenti.

Curiosamente, uno degli elementi meno fedeli alla realtà riguarda proprio la guglia andata distrutta a causa dell’incendio, e in questo caso non per esigenze di usabilità. All’epoca in cui è ambientato il videogame, la guglia, costruita nel 1859, non era ancora presente. Per dare l’impressione di un edificio che fosse il più possibile fedele all’immaginario contemporaneo, la Miousse aveva comunque deciso di contemplarla nella riproduzione digitale, concedendosi una licenza storica che a posteriori sembra sia stata pensata per alimentare ulteriormente il cortocircuito tra reale e virtuale andato in scena nei giorni successivi al rogo.

Come se tutto ciò non bastasse, infine Ubisoft, l’azienda produttrice di Assassin’s Creed Unity, ha deciso di alimentare ulteriormente il cortocircuito. Simbolicamente, mettendo a disposizione donwload gratuito del videogame anche per permettere di “visitare virtualmente” la cattedrale in questi anni di chiusura forzata, e “concretamente”, donando 500.00 euro per la sua ricostruzione.

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