Le tecnologie digitali e la fruizione delle collezioni museali

Con un articolo pubblicato on line su Hastac.org, la ricercatrice americana Abby Mullen individua due sfide e altrettante opportunità che si presentano alle istituzioni della conservazione storica e culturale, con lo sviluppo e la diffusione dei new media

L’articolo di Aby Mullen prende spunto da una considerazione iniziale: “con l’utilizzo sempre più massiccio di Internet per la ricerca di informazioni  e saperi, il ruolo dei musei rischia di divenire irrilevante”. Partendo da questo presupposto, nella sua riflessione descrive due sfide, e altrettante opportunità, che si presentano a questo tipo di istituzioni mentre la rivoluzione digitale a cui stiamo assistendo entra nella fase di maturità. Sia le sfide che i potenziali benefici, premette la ricercatrice, riguardano il modo in cui le persone possono interagire e rapportarsi con i materiali fisici conservati nei musei, e in particolar modo sul modo in cui questa fruizione può essere modificata, e possibilmente arricchita, dalla riproduzione digitale delle collezioni.

Partendo dalle sfide, la prima ad essere presentata riguarda la capacità dei musei, o almeno di quelli che sono riusciti ad avere un certo seguito e successo di pubblico, di presentare e rendere visibili oggetti autentici che raccontano della nostra storia. Si tratta di una caratteristica che ha indubbiamente a che fare con la fisicità degli oggetti, aggiunge la ricercatrice, e che quindi di fatto non può essere replicata on line, perché per quanto un reperto possa essere digitalizzato con la massima cura e qualità, la sua copia digitale resta comunque una rappresentazione di qualcos’altro, così come lo stesso vale, precisa l’autrice del post, per un book fotografico o una cartolina. “Se questo è vero – si legge quindi nel testo – come è possibile restituire anche on line l’aura di autenticità che rende così significativi questi oggetti? In certi versi questo è impossibile – prosegue la Mullen – ma questa è anche la bellezza di Internet: vedere l’oggetto on line può spingere a desiderare di vederlo dal vivo…”

La seconda sfida che i musei si trovano a fronteggiare con l’affermazione del paradigma digitale ha invece a che fare con le proporzioni. Portando ad esempio La Gioconda, la ricercatrice sottolinea come i visitatori del Louvre siano spesso colpiti da quanto sia piccolo il ritratto rispetto alle loro aspettative, e fa presente come l’estrema versatilità del digitale, e anche e soprattutto l’arbitrarietà con cui webmaster e gestori di contenuti scelgono le dimensioni delle immagini pubblicate on line, influisca nuovamente, e in negativo, sulla capacità di chi osserva le collezioni on line di stabilire un contatto fisico e in un certo senso emotivo con gli oggetti rappresentati. Certo, si legge nel testo, fa piacere potere zoomare sui particolari di un pezzo esposto per esaminarne le fattezze nel dettaglio, ma è anche vero che solo un’idea precisa e incontrovertibile delle sue dimensioni ci può aiutare a capire per che cosa potesse effettivamente servire e quali fossero invece i suoi limiti fisici.

Presentate le sfide, la ricercatrice conclude quindi la riflessione evidenziando i due benefici derivanti dall’uso dei new media nel campo della fruizione museale. Benefici e vantaggi che potrebbero riguardare i campi dell’accessibilità e del coinvolgimento degli utenti:

Beneficio numero 1: Accessibilità

Il principale beneficio delle collezioni digitali è l’accessibilità: l’abilità di attirare visitatori anche se lontani. Le persone possono vedere quanto è custodito nei musei anche senza recarvisi. Sebbene questo potrebbe sembrare uno svantaggio, i professionisti del settore dovrebbero chiedersi se non sia meglio avere capacità di influenza e attrazione sui navigatori dei propri siti, piuttosto che non averne di nessun tipo, nei confronti di chi è distante, perché hanno scelto di non avere una presenza digitale.

Generalmente i musei non permetto l’accesso ravvicinato agli oggetti più rari e preziosi, nemmeno per guardarli da vicino. Da questo punto di vista, un sito ha il potenziale di permettere un accesso ben più ravvicinato ad alcuni tipi di oggetti rispetto a quanto non sarebbe mai consentito nelle sale dei musei, come dimostra questo esempio dal Boston's Museum of Fine Arts. Questo sito inoltre permette anche di effettuare ulteriori letture e interpretazioni legate agli elementi artistici che compaiono sulla coppa rappresentata. E l’esempio torna utile per constatare che un sguardo più ravvicinato e approfondito sugli oggetti esposti può essere garantito da un uso del digitale che esalti le potenzialità in termini di accessibilità delle collezioni.

Beneficio 2: Coinvolgimento

Gli strumenti digitali possono fare in modo che i pubblici siano maggiormente coinvolti, a volte anche prima che le esposizioni vengano inaugurate. Un blog che ha una certa influenza nel descrivere l’utilizzo delle tecnologie digitali nei musei segnala come il Santa Cruz Museum of Arts abbia cominciato a usare Pinterest per programmare le sue esposizioni, allestendo in pratica una sorta di anteprima virtuale di quello che sarà successivamente presentato fisicamente. Si tratta di un uso creativo dei social media per creare interazione sulla programmazione dei musei, soprattutto se si considera che per ottenere risultati di questo tipo non occorre neanche digitalizzare le proprie collezioni.

Le collezioni digitali permettono inoltre di accrescere ed estendere la partecipazione anche in contesti fisici molto lontani dai musei. Le persone che vogliono più informazioni possono andare on line e vedere le opere esposte in maniera più dettagliata, con più spiegazioni e interpretazioni. Le riproduzioni digitali possono essere usate per lezioni nelle scuole, permettendo così di coinvolgere pubblici e in particolar modo giovani che altrimenti non avrebbero nessun modo di vedere cosa viene custodito in alcuni musei.

I social media possono anche accrescere la partecipazione favorendo un dialogo e un confronto sugli oggetti ed il loro significato. Anche solo qualcosa di semplice come la scelta di un hashtag può avere significativi ritorni da questo punto vista. E un altro modo abbastanza semplice di accrescere il coinvolgimento dei visitatori può essere la creazione di un blog (con la possibilità di inserire commenti!) che spieghi le attività attuali del museo, la filosofia cui si ispira, e tanti altri aspetti ai quali il pubblico potrebbe essere interessato…”.

Leggi l’articolo integrale su Hastac.org

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