La tempesta Sandy e le nuvole nere sul cloud computing

Con l’arrivo dell’uragano sulla costa est degli Stati Uniti, giunge un nuovo grido di allarme per il funzionamento dei numerosi siti e servizi web che poggiano sulle piattaforme cloud. E mentre qualcuno, anche in Italia, spiega che dovremo sempre più abituarci a problemi di questo tipo, i National Archives americani hanno realizzato un vademecum e altre azioni a supporto delle agenzie federali che potrebbero subire danni, anche ingenti, a causa della tempesta

A pochi giorni dalla notizia di un nuovo blackout dei data center di Amazon allocati nella Northern Virginia (il primo è più coperto dai media c’era stato a fine giugno), con conseguenti disservizi e blocchi totali per numerosi servizi web (tra cui i popolari Foursquare, Pinterest e Airbnb), con l’abbattersi della tempesta Sandy su New York, Atlantic City e l’intera costa nord-orientali degli States il dibattito sulla sicurezza del cloud computing, e in particolar modo dello storage di dati e servizi digitali in remoto, torna prepotentemente alla ribalta.

In Italia, ad esempio, un articolo su Panorama firmato da Fabio Deotto fa il punto sullo stato dei danni segnalati e potenziali mentre la tempesta è ancora in corso, e sottolinea come questo tipo di problemi siano destinati a crescere sempre più nel prossimo futuro.

“Oltre al rischio concreto di inondazioni, che potrebbero mettere ko le server farm che sostengono buona parte del Web – si legge nell’articolo – si prefigura il pericolo diblackout . I maggiori datacenter sono dotati di sistemi di backup che entrano in funzione per sopperire alla mancanza di corrente elettrica, ma non sempre questi sistemi si rivelano all’altezza della situazione. Solo il giugno scorso, una tempesta particolarmente violenta si è abbattuta sulle coste della Virginia mandando in tilt i datacenter che alimentavano servizi come Instagram, causando problemi all’utenza.

Alcuni servizi web sono dunque a rischio blackout, in particolare: Netflix, Instagram, Reddit ePinterest. Niente di così apocalittico, intendiamoci, se a New York sono state evacuate quasi 400.000 persone non è certo perché rischiano di non poter pinnare le proprie ricette su Pinterest. Tuttavia, basta fare qualche semplice calcolo per capire che questo problema rischia di aggravarsi di anno in anno. Negli ultimi anni si sono verificati diversi blackout come quello temuto per stanotte, secondo alcune previsioni , di qui al 2011 l’intensità di queste tempeste è destinata ad aumentare del 2-11%. Se a questo aggiungiamo lo sviluppo esponenziale del cloud storage, ovvero della tendenza ad archiviare documenti e dati personali su server virtuali gestiti da terze parti, è intuibile come questo tipo di rischi sia destinato ad aumentare…”.

E proprio in previsione della crescita esponenziale dei rischi per i tanti che sempre più si affidano alle soluzioni cloud, sono in aumento anche i progetti e le azioni promossi per ridurre al minimo l’impatto negativo di questo tipo di fenomeni. Con una nota pubblicata on line il 29 ottobre, i National Archives hanno ad esempio segnalato gli strumenti e le iniziative messi a disposizione delle agenzie federali che potrebbero subire danni a causa della tempesta. Nel comunicato si fa riferimento innanzitutto a un vademecum sulle azioni di recupero dei dati e ripristino degli archivi da attuare in situazioni di emergenza. Il documento contempla, tra le altre cose, un modello standard di contratto per l’acquisto di servizi di recupero dei dati, e una lista di fornitori del settore cui fare riferimento in caso di bisogno.

La nota fornisce anche i contatti delle strutture dei National Archives chiamate a supportare le amministrazioni in difficoltà, e ricorda che a tutte le agenzie federali è stato assegnato un archivista di riferimento, reperibile in un apposita lista, per la risoluzione di problemi relativi alla distruzione o alla perdita di dati.

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