Internet, una “biblioteca senza polvere”

Dalle colonne digitali de Il Post, prendendo spunto dalla prossima chiusura della piattaforma di blogging Splinder, Massimo Mantellini invita a riflettere sull’importanza della rete come archivio di parole che occorrerebbe preservare a prescindere dalle scelte dei singoli attori

Foto tratta dal profilo Flickr di riekhavoc, rilasciata con licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-ShareAlike 2.0 Generic (CC BY-NC-SA 2.0)Nella propria riflessione, Mantellini evidenzia due questioni di fondo. La prima riguarda la gratuità e la continuità dei servizi web, che non si può dare ovviamente per scontata, anche se  l’autore dell’articolo non manca di criticare modi e tempi di questa scelta :

“oggi Dada – scrive riferendosi alla società proprietaria di Splinder – sceglie di cancellare da Internet migliaia di pagine web e lo fa malamente, con scarso preavviso, tanto che le voci sulla presunta improvvisa chiusura del servizio si sono inseguite nelle ultime settimane senza grande chiarezza o conferme ufficiale”.

Ma è anche e soprattutto su un secondo fondamentale aspetto che Mantellini richiama l’attenzione. Non tanto e non solo, precisa, la necessità per gli utenti di Splinder di migrare i contenuti dei propri blog su altre piattaforme, che “è solo uno dei problemi in campo e nemmeno il più importanti”. Il vero problema, prosegue, riguarda infatti il destino di quel patrimonio di parole, pensieri e contenuti che sta divenendo nel tempo la rete. Un patrimonio che l’autore definisce una vera e propria “biblioteca senza polvere”, e che in qualche modo andrebbe preservato dai rischi di cancellazione e oblio che casi come quello di Splinder rendono concreti e visibili:

“Il fatto è che le grandi piattaforme di pubblicazione in rete sono certamente proprietà di qualcuno che ne può disporre come crede (così come i testi lì contenuti restano di proprietà di chi li ha scritti) ma le parole che contengono sono anche, contemporaneamente, una sorta di patrimonio comune. Le pagine di Splinder sono parte della biblioteca della rete italiana, ne sono una delle molte fotografie, il fotogramma accurato e a fuoco di alcuni anni degli albori dell’editoria personale in rete. Dal momento in cui vengono messe on line sono anche – perché no – proprietà di chi quelle parole ha letto. Cancellare così vasti archivi, ovunque essi risiedano fisicamente, anche dopo aver fornito gli strumenti per un salvataggio in extremis, assomiglia ad un piccolo grande delitto”

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pubblicato il 2011/12/01 12:52:28 GMT+2 ultima modifica 2011-12-01T13:52:00+02:00

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