In rete i manoscritti dello Shahnamah

Su iniziativa della Library Of Congress, digitalizzati e pubblicati tre esemplari del Libro Persiano dei Re, paragonabile per importanza ai poemi omerici

La Library Of Congress degli Stati Uniti ha digitalizzato e pubblicato la “Rare Persian-Language Manuscript Collection” (Manoscritti Rari in Lingua Persiana”), collezione alla quale appartengono circa 170 opere risalenti fino al 13 secolo, provenienti dalle regioni del Medio Oriente, dell’Asia Centrale e dell’ex Impero Ottomano. Fiore all’occhiello della raccolta, che annovera lavori a carattere storico, letterario, religioso, filosofico e scientifico, tre esemplari di manoscritti dello Shahnamah, termine traducibile con la formula “Il Libro Persiano dei Re”, provenienti dagli attuali territori dell’Iran, del Kashmir e dell’India.

Composto circa 1.000 anni fa dal poeta Ferdowsi, lo Shahnamah racconta la storia della Persia pre-islamica e viene paragonato per importanza ai poemi omerici. Il suo autore impiegò 33 per anni completarlo, raccogliendo al suo interno 62 storie, per un totale di 50.000 distici in rima suddivisi in 990 capitoli. L’opera si apre con la leggenda persiana della creazione del mondo, il cui protagonista Keyumars può essere paragonato ai biblici Adamo ed Eva, e termina a ridosso del settimo secolo, quando l’antica Persia, oggi corrispondente all’Iran, fu invasa dagli Arabi.

Pur raccontando la stessa storia, i tre esemplari di  Shahnamah digitalizzati dalla Library Of Congress catturano l’attenzione per le marcate differenze stilistiche, tipiche di un’epoca in cui, prima dell’invenzione e introduzione della stampa, l’aspetto delle opere letterarie era fortissimamente influenzato dalla data di scrittura, dal calligrafo e dalla regione di provenienza.

Hirad Dinavari, tra gli esperti referenti della collezione cui appartengono i tre manoscritti, ha paragonato la consultazione delle tre opere a un vero e proprio viaggio nel tempo e nelle sensibilità estetiche che fecero da sfondo alla loro realizzazione. “In una copia è possiibile ammirare lo stile pittorico Moghul, mentre in un’altra balza all’occhio la tipica pittura delle miniature turco-ottomana. Al di là di queste differenze, si tratta di opere sorprendentemente belle, anche per chi non conosce la lingua persiana. Manoscritti talmente accattivanti da riuscire a coinvolgere ed emozionare a vari livelli”.

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