Estinzione o altri usi: quale futuro per la carta?

Sul sito di Rivista Studio Davide Coppo riflette sul mito del mondo paperless e ipotizza che molto più probabilmente nei prossimi anni si tenderà ad usare la carta meno nei grandi processi produttivi, quale ad esempio quello editoriale, ma sempre molto come “supporto fisico quotidiano per l’organizzazione del lavoro, la catalogazione e l’occupazione di spazio”

Nel suo articolo, intitolato “Una vita senza carta”, Davide Coppo prende spunto dalle esperienze personali recenti dell’autore e a partire da ciò prova a domandarsi quanto ci sia di vero nell’idea che la carta sia destinata a scomparire nel futuro, per lasciare spazio ad un mondo declinato e vissuto interamente in digitale.

Uno scenario che Coppo, citando anche il saggio americano “The Myth of the paperless office” scritto da Abigail Sellen e Richard Harper nel 2001, descrive come davvero poco futuribile. Se infatti per l’autore è innegabile che il consumo della carta in quanto vero e proprio medium appare in lento ma costante declino, specie per quanto riguarda le abitudini di lettura che si spostano sempre più su schermo, è altrettanto evidente che per altri tipi di scopi e funzioni, quale ad esempio la scrittura di appunti e note utili per l’organizzazione del proprio lavoro, basta una rapida occhiata ai nostri uffici (e non solo ai nostri) per rendersi conto di quanto si sia effettivamente lontani dall’idea di un mondo paperless e intangibile.

“La carta è necessaria – si legge nel testo – se non come media, come supporto fisico per l’organizzazione del lavoro, la catalogazione, l’occupazione di spazio. Vale a dire tutti i motivi per i quali dovrebbe essere, a detta degli ultras della digitalizzazione, abolita. Uno dei più clamorosi fallimenti degli avventisti digitali riguarda lo sbarco delle e-mail. Anziché ridurne il consumo, esse ne causarono un boom, a causa della facilità con cui era possibile stamparle. Una ricerca della Apple, anni fa, studiò il significato delle “pile”, intese come colonne di quotidiani, fogli, riviste, documenti assortiti. Ne risultò che, psicologicamente, la presenza fisica ancorché ingombrante e apparentemente disordinata delle pile favoriva una migliore organizzazione del lavoro, essendo queste ultime degli archivi con un processo vitale attivo, sempre allineate con il flusso intellettuale in corso. Sellen e Harper sostengono insomma che i lavoratori della conoscenza utilizzano lo spazio concreto per ‘archiviare idee che non sono ancora in grado di categorizzare o decidere come usarle’. La carta presenta una serie di vantaggi sul digitale, ovvii ma non per questo meno primari: la tangibilità, la flessibilità spaziale, la ‘tailorability’, ovvero malleabilità o customizzazione. E tutto questo senza alterare il testo originale riprodotto sul documento.

L’utilizzo quotidiano della carta in sé e per sé è un discorso che va nettamente staccato da quello sulla sua diffusione (in declino, è chiaro) in quanto media. Il suo consumo, dal 1997 al 2002, è salito del quindici per cento. Il declino è iniziato soltanto nel 2006, ed è estremamente lento: ancora oggi, i livelli di consumo si attestano più o meno su quelli dei primi anni zero. Più che eliminare l’uso della carta, la tecnologia sta definendo in maniera più specifica i confini del suo utilizzo…”

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pubblicato il 2012/04/12 12:35:00 GMT+2 ultima modifica 2012-12-04T14:13:00+02:00

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