Contenuti digitali, comincia l’era dell’usato?

Amazon ha depositato recentemente un brevetto per lo sviluppo di un mercato di e-book e altre opere digitali di seconda mano. Il sistema estenderebbe i meccanismi del prestito digitale, già oggi possibile per gli utenti della piattaforma Kindle

Sul Corriere delle Comunicazioni si legge che il brevetto rilasciato dalle autorità statunitensi ad Amazon riguarda il "mercato secondario per oggetti digitali". Tra questi ultimi si contemplano i libri elettronici, prodotto di punta del colosso americano, ma anche audio, video e software. Per quanto riguarda invece i meccanismi di funzionamento di quella che potrebbe essere una vera e propria nuova frontiera del mercato digitale, si immagina che una volta ceduti i diritti di accesso dei contenuti ad un nuovo acquirente, i file scompaiano dal catalogo personale di chi li ha venduti.

“Un ulteriore gradino – specifica la notizia del Corriere delle Comunicaizoni – rispetto a quanto già accade con la possibilità di ‘prestito’ attualmente esistente per alcuni servizi di Amazon: attualmente è infatti possibile ‘prestare’ un libro Kindle a un altro utente, trasferendo temporaneamente la licenza del contenuto sul dispositivo di quest'ultimo”.

Nell’articolo si specifica anche che la società americana ReDigi, attiva nel campo della musica digitale, ha già depositato un brevetto e realizzato un sistema per la vendita di file di seconda mano sulla propria piattaforma. Gli stessi titolari della società hanno commentato la recente mossa di Amazon, rivendicando un sistema più sicuro ed efficace rispetto a quello sul quale starebbe lavorando l’azienda di Jeff Bezos. A tale proposito, Un articolo di Wired fornisce dettagli aggiuntivi:

“Secondo la startup  il brevetto appena depositato dal gigante di Seattle è destinato a non avere successo, in quanto produce copie a cascata del bene originale, lasciando spazio a troppe ambiguità legali e rischi di sicurezza o pirateria. Da Boston (sede di ReDigi ndr) invece vantano un metodo più diretto, nel quale è la stessa azienda a distribuire ogni volta una copia diretta dell'originale stoccato nel marketplace e a controllare con algoritmi specifici che il venditore non si sia tenuto una copia per uso personale”.

Infine, anche Repubblica ha dedicato un articolo al nuovo brevetto di Amazon, ponendo tra le altre cose un interrogativo sul modo in cui si proverà a tradurre in digitale quelle caratteristiche che differenziano un prodotto usato da uno nuovo di zecca.

“La ‘bancarella’ elettronica – si legge nel testo – finirebbe per somigliare in tutto e per tutto a quella di un vero mercatino. Se non ci fosse un piccolo dato di fatto: la copia digitale di un libro non si rovina mai, a differenza di quelle cartacee. È eterna è può essere riprodotta da infiniti dispositivi per infinite volte.

Di più: perché qualcuno dovrebbe pagare per un libro nuovo, quando può averne uno usato identico? Questo secondo problema è al momento uno dei principali nel modello di business al vaglio di Amazon. Che secondo gli analisti, inserisce l'apertura all'usato digitale in un contesto strategico più ampio, in cui potrebbe volersi sostituire agli editori, che hanno un guadagno esclusivamente dalla vendita dell'ebook al primo proprietario. E per quanto riguarda le pagine rovinate, le copertine piegate, i dorsi strappati dei libri di carta? Come riproporli in digitale? Semplice, con una regola: dopo un certo numero di passaggi di mano, il file dell'ebook cesserebbe di esistere. Si consumerebbe, così come la carta. O forse meglio della carta, vista la durata nel tempo dei tanti tomi centenari custoditi ovunque nel mondo”.

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