Conservazione digitale, il primo passo è la consapevolezza

Partecipando alla consegna dei Digital Preservation Award 2012, Bill Le Furgy, curatore del blog The Signal della Library of Congress, ha sostenuto l’importanza di sensibilizzare il maggiore numero possibile di persone sulla necessità di tramandare tutto ciò che quotidianamente produciamo e condividiamo in digitale

Bill Le Furgy ha partecipato alla cerimonia di chiusura dell’edizione 2012 dei Digital Preservation Award in rappresentanza del gruppo di professionisti ed esperti della conservazione digitale che per conto della Library of Congress statunitense cura il blog The Signal. Nel suo discorso, intitolato “Raising Digital Preservation Awareness to Combat Complacency and Fear”, ha spiegato che il blog è nato proprio per creare consapevolezza e conoscenze sull’importanza fondamentale della conservazione digitale, e ha fatto riferimento ai risultati raggiunti nel corso dei primi tre anni di attività editoriale on line, risultati che sembrano confermare la bontà delle intenzioni di partenza e anche l’esistenza di una forte domanda di saperi, conoscenze ed esperienze in materia.

Il suo ragionamento è partito dalla constatazione che se è innegabile che la nostra generazione sta producendo e condividendo in rete una quantità di dati e informazioni assolutamente inimmaginabile anche solo poco decenni fa, allo stesso tempo questo immenso patrimonio culturale è costantemente minacciato dalla fragilità del digitale. Considerando questi due elementi, verrebbe da chiedersi perché la grande maggioranza delle organizzazioni e delle persone non sia già fortemente sensibilizzata sulla necessità di curare la nostra memoria digitale, ha proseguito Le Furgy, che ha provato a rispondere alla domanda citando i risultati di uno studio. Lo studio, promosso dal Blue Ribbon Task Force on Sustainable Digital Preservation and Access, ha provato a indagare le cause che spingono a non dedicare le dovute attenzioni al tema delle conservazione digitale, e le due principali motivazioni emerse sono stata la considerazione del problema come non urgente, e per questo motivo rimandabile al futuro, o al contrario l’idea che si tratti di una sfida talmente enorme e complessa da inibire fin da subito qualsiasi tentativo di fronteggiarla. Le Furgy ha aggiunto che lo studio si concludeva con una serie di raccomandazioni sull’importanza di creare consapevolezza e sensibilizzazione in materia, partendo dal presupposto che “le persone hanno bisogno del messaggio giusto per fare la cosa giusta”.

Condividendo questo assunto, ma aggiungendo che in un’epoca caratterizzata dall’overload informativo l’attenzione delle persone è estremamente selettiva e necessita di azioni massimamente mirate ed efficaci per essere stimolata, il curatore di The Signal ha quindi raccontato sinteticamente il percorso di nascita, crescita e affermazione del blog come fonte assolutamente autorevole non solo nella stretta cerchia degli addetti ai lavori, ma anche presso pubblici più ampi e generalisti.

“Quando The Signal è nato, nel 2011, volevamo raccontare storie interessanti che avessero qualche chance ragionevole di bucare l’overload informativo e raggiungere sia i nostri colleghi nel campo della conservazione digitale, sia altri tipi di pubblici. Volevamo che le storie spingessero i lettori a reagire. Auspicavamo commenti, e oltre a quelli volevamo influenzare il pensiero dei nostri ascoltatori, di modo che potessero agire in maniera efficace e positiva. E quando parlo di persone, parlo della audience più ampia possibile: studenti, professionisti alle prime esperienze, professionisti con anni di lavoro alle spalle in cerca di nuove competenze, ma anche politici, educatori e più in generale il pubblico in quanto tale. Siamo convinti che la consapevolezza è un passaggio chiave per arrivare ad una conservazione digitale sostenibile, e che questa consapevolezza debba essere diffusa il più possibile.

E quindi, detto tutto ciò, quanto siamo riusciti con The Signal a realizzare questi obiettivi? Provare a quantificare quanto si sia riusciti a coinvolgere il pubblico e modificare i suoi atteggiamenti è un lavoro molto scivoloso e complicato, ma allo stesso tempo abbiamo messo assieme un po’ di misure ed evidenze che paiono mostrare un certo successo in materia…”.

Leggi il discorso integrale su The Signal

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