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Una sentenza in materia di processo amministrativo telematico

Il Consiglio di Stato ha fatto chiarezza per la prima volta sulla validità degli atti processuali redatti, notificati o depositati in forma cartacea e sprovvisti di firma digitale. Su Altalex un approfondimento a riguardo
Una sentenza in materia di processo amministrativo telematico

la sede del Consiglio di Stato - foto di Lalupa (Pubblico dominio via Wikimedia Commons)

Con la sentenza n. 1541 del 4 aprile 2017, per la prima volta il Consiglio di Stato (IV Sezione) ha fatto chiarezza a livello giuridico sulla validità degli atti processuali redatti, notificati o depositati in forma cartacea e sprovvisti di firma digitale, dopo l’entrata in vigore del processo amministrativo telematico. Su Altalex, Fabrizio Corona ha presentato i principali contenuti della sentenza.

Nel caso, oggetto di controversia innanzi al Consiglio di Stato – si legge in apertura – un privato chiedeva all’Ente comunale di avviare il procedimento per l’acquisizione coattiva di un fondo di sua proprietà a norma dell’art. 42-bis T.U. Dopo la mancata risposta da parte dell’Amministrazione, il privato impugnava il silenzio ex art. 117 c.p.a. ed il TAR Calabria accoglieva il ricorso.

Successivamente, proponeva appello il Comune con ricorso notificato il 7 Febbraio e depositato il giorno 10 Febbraio. Il privato, successivamente alla notifica, si costituiva deducendo che il ricorso dovesse essere dichiarato nullo, poiché redatto in formato cartaceo, privo sia della firma digitale che dell’attestazione di conformità ad un originale informatico.

Il Collegio, investito della questione, ha ritenuto di preliminare importanza interrogarsi sul regime del ricorso in Appello redatto in forma cartacea e non sottoscritto in forma digitale, in quanto tale questione non è mai stata trattata approfonditamente dal Consiglio di Stato, mentre ha ricevuto risposte non univoche presso i Tribunali Amministrativi regionali. Il Giudice di primo grado, sui ricorsi e gli atti processuali non redatti telematicamente o non dotati di sottoscrizione digitale, si è sempre mosso fra l’inammissibilità, la nullità e la validità con onere di regolarizzazione.

Le diversità di vedute, secondo il Consiglio di Stato, si ravvisano per due motivi…

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Pubblicato il 30/05/2017 — ultima modifica 24/05/2017
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