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Una sentenza della Cassazione in materia di valore probatorio delle email

Ritenuta valida la copia cartacea di un messaggio di posta elettronica, in assenza del suo originale informatico, come prova per l’attribuzione di responsabilità penale. Su Nòva il commento alla sentenza di Fulvio Sarzana
Una sentenza della Cassazione in materia di valore probatorio delle email

foto di Micky.! via Flickr (CC BY 2.0)

Su Nòva l’avvocato Fulvio Sarzana ha illustrato i contenuti di una sentenza della Corte di Cassazione che ha ritenuto valida la copia cartacea di un messaggio di posta elettronica, in mancanza del suo originale elettronico, ai fini dell’attribuzione di responsabilità penale nei confronti di un dirigente pubblico

In una sentenza di fine agosto - scrive Sarzana in apertura - la Suprema Corte ha confermato la condanna per il  reato di falsificazione di comunicazioni telematiche di cui all’art.617 sexies cod.pen, a carico di un dirigente di un ente locale che aveva falsificato una ricevuta di conferma in occasione di un concorso pubblico, determinando così l’esclusione dalla gara di un  concorrente (...)

Il ricorrente aveva sollecitato invano, nel merito - si legge in un passaggio successivo - una perizia sui computer in grado di dirimere la controversia sulla difformità tra email cartacea e originale informatico, insistendo a più riprese, sulla mancanza del «corpo del reato»(che avrebbe potuto essere solo un documento informatico) e sulla mancata ispezione tecnica e verifica peritale dei personal computer sia della denunciante sia della denunciata, senza la quale non avrebbe potuto ritrarsi alcuna certezza circa la pretesa falsificazione informatica.

Segnatamente, la ricorrente  aveva criticato l’affermazione della sentenza di secondo grado secondo la quale poiché la falsa attestazione dell’avvenuta lettura della mail era un documento elettronico e pertanto immateriale era evidente che la prova poteva essere desunta solo dal documento cartaceo (ossia la stampata).

La Cassazione ha avallato invece la ricostruzione della pubblica accusa, pur riconoscendo che la copia cartacea non potesse essere considerata corpo di reato e che vi fosse “un’oggettiva improprietà della decisione impugnata”.

Leggi l’atricolo integrale su Nòva

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Pubblicato il 03/10/2017 — ultima modifica 22/09/2017
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