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Un giornale e la sua storia: l’archivio del Guardian

Cosa contiene, come vengono selezionate le fonti, quali le attività di digitalizzazione in corso e quali i progetti in cantiere: due archiviste raccontano il lavoro quotidiano per documentare la memoria di una delle testate più celebri e prestigiose al mondo
Un giornale e la sua storia: l’archivio del Guardian

La prima edizione del Guardian, all'epoca chiamato The Manchester Guardian, pubblicata il 5 maggio 1821 (Wikimedia Commons, pubblico dominio)

Come è organizzato l’archivio storico di una grande testata giornalistica, e quali sono i principali compiti e funzioni di chi vi lavora? Alla domanda hanno risposto le archiviste Philippa Mole e Emma Molding, impiegate presso il Guardian News & Media Archive, l’archivio istituzionale del quotidiano britannico fondato nel 1821, da sempre sinonimo di grande popolarità e prestigio nel Regno Unito e nel resto del mondo.

È stata la stessa testata britannica a decidere di raccontare il lavoro delle due archiviste, con una doppia intervista di recente pubblicazione. Pur lavorando a stretto contatto col resto della redazione, Philippa e Emma dipendono in realtà dalla Guardian Foundation, istituzione che, tra gli altri scopi, è stata creata anche per scollegare il destino dell’archivio dalle attività commerciali della testata, di modo da garantire a prescindere la conservazione delle sue fonti storiche.

Dall’articolo si apprende che ad oggi l’archivio del Guardian, che contempla anche quello della testata “gemella” Observer, custodisce 5.093 fascicoli di documenti e materiali analogici e circa 1.85 terabytes di dati digitali. Grandissima parte di queste fonti riguarda gli ultimi 60 anni di vita del giornale. Non mancano collezioni risalenti ai decenni precedenti, ma si tratta solo di una minima parte di un patrimonio documentale ben più consistente raccolto e tuttora accessibile presso la University Of Manchester. Lavorare alla gestione di fonti così “fresche”, spiega Emma Molding, presenta diverse implicazioni. La prima è che si tende a consultarle con più frequenza rispetto a materiali più datati, perché spesso sono ancora molto utili per agevolare il lavoro di cronisti e altri professionisti dell’informazione. In più, richiedono particolari attenzioni su aspetti quali la protezione dei dati personali, la tutela dei diritti d’autore e la necessità di classificare alcune tipologie di contenuti.

Nell’intervista si fa luce anche sulle modalità di selezione dei materiali da archiviare. “Molte persone sono sorprese dal fatto che non conserviamo tutte le copie del Guardian”, spiega Philippa Mole. Chi è in cerca dei vecchi articoli del giornale può comunque fare riferimento all’archivio digitale online, che è uno strumento diverso dall’archivio storico, o alle svariate biblioteche che effettuano in autonomia questo tipo di lavoro di raccolta e conservazione. Nell’archivio istituzionale della testata finiscono altre tipologie di fonti e contenuti, a cominciare da tutto ciò che ha una particolare rilevanza per tenere traccia della storia della testata. Tra le altre cose, minute delle riunioni, fascicoli che documentano le attività relative ai maggiori progetti editoriali, la corrispondenza degli editor e tutti quei documenti che permettono di ricostruire importanti tappe evolutive, dai redesign grafici e di contenuto alle campagne pubblicitarie.

“A volte può essere difficile capire cosa conservare - aggiunge Emma Molding - lungo l’intera filiera produttiva del giornale si promuovono di continuo nuovi progetti, gruppi e temi di lavoro. È complesso tenere il passo con tutte queste novità e trovare il tempo per confrontarsi con i nostri colleghi, alle prese con attività editoriali sempre molto frenetiche, di modo da assicurarci che i materiali realmente importanti arrivino effettivamente in archivio. Una volta catalogate e valutate dal punto di vista della riservatezza, le fonti sono quindi a disposizione di tutti. Siamo al servizio di accademici, storici, autori, artisti, studenti e normali cittadini, senza dimenticare i nostri colleghi alla ricerca di informazioni necessarie alla realizzazione dei loro nuovi progetti editoriali”.

Per quanto riguarda la digitalizzazione dei contenuti, Philippa precisa che quasi la metà delle fonti contenute nell’archivio è già su supporto informatico. Interi faldoni di documenti e minute firmati a mano sono ora accessibili in pdf, e lo stesso vale per molte collezioni di contenuti multimediali originariamente salvati su nastri audio o VHS. “Grazie a ciò - aggiunge - abbiamo scoperto vecchi messaggi pubblicitari della testata, mandati in onda a suo tempo in radio o in TV: contenuti particolarmente brillanti che per anni nessuno aveva più avuto il modo di vedere e ascoltare”.

Quanto ai progetti futuri, Philippa Mole spiega che a breve saranno promossi alcuni workshop sperimentali a carattere formativo, dedicati alle attività giornalistiche e di documentazione storica delle stesse, rivolti alle ragazze e ai ragazzi che frequentano le scuole del Regno Unito. “Fino ad oggi abbiamo lavorato solo con gli adulti - conclude - per questo siamo davvero molto eccitate all’idea di avvicinare per la prima volta anche i più giovani alle nostre collezioni”.

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Pubblicato il 15/09/2018 — ultima modifica 11/09/2018
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