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Tutela dei dati personali, uno sguardo al futuro

Quanto sarà efficace il quadro normativo europeo approvato col nuovo Regolamento? A 20 anni dall’emanazione della prima legge italiana in materia, Il Garante europeo della protezione dei dati Giovanni Buttarelli ha risposto a una intervista a riguardo pubblicata su Interlex
Tutela dei dati personali, uno sguardo al futuro

Halo Panopticon, Haslingden,Lancashire - foto di John Sargent via Flickr (CC BY-NC-SA 2.0)

In occasione del ventennale dalla emanazione della legge n° 675 del 1996, primo provvedimento italiano in materia di privacy, la rivista di diritto, tecnologia e informazione Interlex ha dedicato diversi articoli e approfondimenti allo stato dell’arte e alle prospettive future della tutela dei dati personali. Tra gli altri,una intervista del direttore Manlio Cammarata al magistrato Giovanni Buttarelli, curatore dell’iter parlamentare delle legge del 1996 e di quello successivo per l’emanazione del Codice per la protezione dei dati personali (decreto legislativo n° 196 del 2003), nonché attuale Garante europeo per la protezione dei dati. Argomento dell’intervista, “La privacy dei prossimi vent'anni”. “In Italia - si legge nella breve introduzione - ha curato l'iter parlamentare della legge 675/96 e poi del 'Codice privacy'. Ora, come super-Garante europeo, ha un ruolo determinante nella formazione della normativa di seconda generazione. Giovanni Buttarelli risponde a una serie di domande sull'efficacia del Regolamento 679/2016 per la protezione della nostra vita privata, nell'era dei Big Data e della profilazione”.

D. Dottor Buttarelli, Big Data, internet delle cose, machine learning, intelligenza artificiale, algoritmi, profilazione sono parole-chiave della nostra epoca, che implicano gravi minacce alla nostra vita privata. Fino a che punto i due regolamenti sulla protezione dei dati, che saranno definitivamente applicabili tra un anno, risolveranno i problemi dei prossimi venti?

R. Questa nuova generazione di regole europee è orientata al futuro e focalizzata più su effettive modalità di salvaguardia che su adempimenti formali. Questo pacchetto regolatorio è stato ideato nel 2011 – 2012, ha visto la luce nel 2013: ha richiesto quattro anni di negoziazione a Bruxelles, che rappresentano un record nella storia legislativa europea. Entrerà in vigore pienamente nel maggio del prossimo anno e comporterà alcuni adempimenti attuativi. Quindi sarà completo con la costellazione di norme complementari come, ad esempio, il regolamento sulla cosiddetta e-privacy, tra il 2018 e il 2020. Alcune sue previsioni risentono già dei cambiamenti sottesi a un mondo che evolve velocemente.

Tuttavia resta un importante cambiamento, che una rivoluzione copernicana che attua il trattato di Lisbona e la Carta dei diritti fondamentali. È impensabile che sia cambiato nella sostanza prima di dieci-quindici anni e ogni discussione legislativa richiederà altri anni per la sua negoziazione e per la sua entrata in vigore. Quindi è destinato a durare almeno un ventennio, come la direttiva del '95, periodo che però rappresenta, al contrario della direttiva, un secolo.

Per questo lo considero un successo, anche per la mia istituzione –- un successo iniziale, non finale – come si può anche verificare dalla app che abbiamo posto gratuitamente su Google e sull'Apple Store, documentando la storia del Regolamento e delle diverse posizioni prese dalla Commissione, dal Consiglio, dal Parlamento e da questa Autorità (il Garante europeo, European Data Protection Supervisor n.d.r.). Considero un successo la circostanza che venticinque su quarantasette previsioni, che parlavano di altre misure legislative a cura della Commissione UE, siano state sostituite da un riferimento a strumenti di guidance molto più flessibili, adottati dai ventinove regolatori (dei ventotto Paesi membri, più l'EDPS), con il fine di adattare questi princìpi, in maniera dinamica, allo sviluppo incessante della tecnologia. Ciò anche sulla base di una consultazione obbligatoria del settore, perché altrimenti non possiamo dare risposte efficaci. E con la consapevolezza che le regole, in un mondo che sta per conoscere la quarta rivoluzione industriale, quella dei Big Data, non si possono dare tutte le risposte solo con le norme sulla protezione dei dati. Per questo, abbiamo detto che è necessaria una riflessione sui valori etici complementari, che sottendono allo sviluppo delle nuove tecnologie, e per questo abbiamo ottenuto l'assegnazione dei cosiddetti "Giochi olimpici della privacy", che si terranno a Bruxelles nell'ottobre del 2018, con la partecipazione di tutte le autorità regolatorie del pianeta. Valuteremo tutti insieme che cosa va fatto in più rispetto al quadro legislativo...

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Pubblicato il 29/05/2017 — ultima modifica 18/05/2017
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