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Processo amministrativo telematico e copie cartacee d’obbligo e di cortesia: i contenuti di alcuni recenti pronunciamenti

A inizio marzo, con due ordinanze, il Consiglio di Stato si è espresso in materia. Su LeggiOggi.it Elio Guarnaccia ha illustrato i loro contenuti e quelli di altre formulazioni a riguardo, oggetto di recente pubblicazione
Processo amministrativo telematico e copie cartacee d’obbligo e di cortesia: i contenuti di alcuni recenti pronunciamenti

a sede del Consiglio di Stato - foto di Lalupa (Pubblico dominio via Wikimedia Commons)

Su LeggiOggi.it, Elio Guarnaccia ha illustrato i contenuti di due ordinanze in materia di deposito della copia cartacea d’obbligo e di quelle cartecee di cortesia nell’ambito del processo amministrativo telematico, emanate a inizio marzo dal Consiglio di Stato. Nello stesso articolo l’esperto ha citato anche altri recenti pronunciamenti in materia a opera dei Tar del Lazio e di Catania e dell’Unione Nazionale degli Avvocati Amministrativisti.

La sez. VI del Consiglio di Stato – si legge nell’articolo – con le ordinanze cautelari del 3 marzo 2017 n. 880 e n. 919, ha precisato che, poiché l’art. 7, comma 4, d.l. 31 agosto 2016, n. 168, prevede l’obbligo di depositare in giudizio “almeno” una copia cartacea del ricorso e degli scritti difensivi, tale copia “va quindi qualificata normativamente, “copia d’obbligo, mentre rientra nella “facoltà” della stessa parte di depositare più di una copia (copia da considerare, viceversa, propriamente “copia di cortesia”, giacché giuridicamente non obbligatorie)”.

Come conseguenza di tale assunto, i giudici di Palazzo Spada hanno stabilito le conseguenze dell’eventuale mancato deposito della copia cartacea “d’obbligo”.

Per la fase cautelare, tale deposito “è condizione per l’inizio del decorso del termine dilatorio di 10 giorni liberi a ritroso dall’udienza camerale (ovvero 5 nei casi di termini dimidiati), di cui all’art. 55, comma 5, c.p.a., con conseguente impossibilità che, prima dell’inizio di tale decorso, sia fissata detta udienza”; ovvero, per il caso di fissazione comunque avvenuta, “il ricorso cautelare non potrà essere trattato e definito in un’udienza camerale anteriore al completo decorso del medesimo termine”. Rimane salva, invece, l’eventuale concessione di misure cautelari monocratiche ex art. 56 c.p.a..

Inoltre, per il giudizio di merito, il suddetto deposito “è precondizione per il corretto esercizio della potestà presidenziale di fissazione dell’udienza ex art. 71, comma 3, c.p.a.”, o comunque, in caso di fissazione comunque avvenuta, “il ricorso di merito va trattato in un’udienza, pubblica o camerale, anteriore al decorso del termine a ritroso di quaranta giorni, ovvero venti giorni nei casi di dimidiazione, di cui all’art. 73, comma 1, c.p.a.”.

Per le parti diverse dal ricorrente, conclude il provvedimento cautelare, il mancato deposito della “copia d’obbligo”, non ha invece effetti ostativi alla trattazione e alla definizione dell’affare.

In definitiva, conclude il Consiglio di Stato, in camera di consiglio, la trattazione dell’affare cautelare andrà rinviata a data futura, che andrà fissata solo dopo che sia stato effettuato il deposito delle copie cartacee d’obbligo ad opera della parte ricorrente e nel rispetto del termine dilatorio ex art. 55, comma 5.

Leggi l’articolo integrale su LeggiOgg.it

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Pubblicato il 19/04/2017 — ultima modifica 14/04/2017
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