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Privacy, le differenze di approccio tra Europa e Stati Uniti

Su Agenda Digitale Gugliemo Troiano ha proposto un excursus storico sui due diversi modi di concepire e affrontare le tematiche legate alla tutela dei dati personali
Privacy, le differenze di approccio tra Europa e Stati Uniti

Halo Panopticon, Haslingden,Lancashire - foto di John Sargent via Flickr (CC BY-NC-SA 2.0)

Su Agenda Digitale è stato pubblicato l’approfondimento “Privacy, che ci insegna la Storia sulle differenze tra Usa ed Europa”, firmato dall’avvocato Guglielmo Troiano. Nell’abstract l’articolo viene presentato come un “excursus storico sul tema della privacy con un confronto tra gli Usa, dove il concetto originario di privacy è stato ideato nel 1890, e l’Ue dove la spinta a proteggere la riservatezza prende avvio nella seconda metà del secolo scorso”.

Abbiamo vissuto gli ultimi decenni - scrive Toriano in apertura - con la convinzione che l’Europa sia più rispettosa degli Stati Uniti d’America sulla privacy dei propri cittadini. Alcune vicende ci hanno portato a crederlo ed è difficile poterlo smentire. NSA, da un lato, ha accesso a tutte le comunicazioni elettroniche e aziende come Facebook, Google, Microsoft ed Apple, dall’altro, raccolgono ed elaborano una moltitudine di informazioni sulla quasi totalità della popolazione esistente al mondo.

Eppure, il concetto originario di privacy è stato ideato proprio negli USA nel 1890, esattamente quando due giuristi, Samuel Warren e Louis Brandeis, pubblicarono un approfondimento scientifico sulla Harvard Law Review intitolato “Right to Privacy”. In quell’articolo, per la prima volta, venne analizzato il bilanciamento tra il diritto all’informazione, cioè il diritto di informare ed essere informati, ed il diritto alla privacy, da intendersi come diritto individuale alla “riservatezza”. Warren e Brandeis furono i primi a chiedersi quale fosse il limite del primo (diritto all’informazione) a discapito dell’altro (diritto alla riservatezza), al fine di evitare che le informazioni afferenti ad un individuo potessero essere oggetto di diffusione inopportuna attraverso la stampa. I due giuristi americani utilizzarono quindi per la prima volta il termine privacy, e non “data protection” (protezione dei dati), perché, appunto, non si interrogarono sul “come” le informazioni degli individui dovessero essere utilizzate e protette ma solo sul “se”.

Il tema dell’informazione e della diffusione di notizie relative a persone individuate non era affatto nuovo al tempo di Warren e Brandeis, nemmeno in Europa. Così come non lo era quello della manifestazione del pensiero e del diritto di cronaca, quindi della trasmissione e conservazione del pensiero. La Dichiarazione dei diritti contenuta nella Costituzione federale degli Stati Uniti d’America del 1787 stabiliva infatti che il Congresso non potesse limitare la libertà di parola e di stampa. Parimenti in Francia e nel Regno Unito, dove la libertà di pensiero risale al Bill of Rights del 1689.

Ma allora perché nel 1890 ci si pose il problema del rapporto tra diritto all’informazione e tutela della sfera privata intesa come privacy e riservatezza?

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Pubblicato il 12/09/2017 — ultima modifica 07/09/2017
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