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PA Digitale: un nuovo commento sul motore di ricerca degli atti

Dopo un primo intervento in materia, Gianni Penzo Doria torna a formulare le proprie perplessità sul sito della community Cantieri PA
PA Digitale: un nuovo commento sul motore di ricerca degli atti

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Dopo avere pubblicato un primo approfondimento a riguardo su Agenda Digitale, Gianni Penzo Doria è tornato a formulare un commento sulle disposizioni del correttivo al Codice dell’Amministrazione Digitale, approvato in via preliminare dal Consiglio dei Ministri in settembre, in materia di istituzione di un motore di ricerca degli atti della PA Digitale. Il nuovo approfondimento è stato pubblicato sul sito della community Cantieri della PA Digitale.

La proposta – scrive Penzo Doria in apertura – sembra essere il frutto di una visione puramente informatica del mondo delle amministrazioni pubbliche e, in aggravio, tenta di ignorare la natura giuridica del registro di protocollo e i principali meccanismi di funzionamento degli strumenti di records management.

Per quanto riguarda il protocollo, si tratta di un atto pubblico di fede privilegiata, non liberamente accessibile a chiunque e contenente una serie infinita di dati personali e, di conseguenza, di dati sensibili.

Inoltre, la norma prefigura la ricerca documentale all’interno di una ipotetica grande AOO – Area organizzativa omogenea, in cui confluiscono logicamente tutte le amministrazioni pubbliche italiane. Questa, in realtà, è una banalizzazione della ricerca documentale.

Mi spiego: non si tratta di trovare un solo documento. Per il dialogo trasparente ed efficace tra cittadini, imprese e amministrazioni pubbliche serve l’ostensione di tutta la pratica, dunque, non soltanto di un documento. Lo prevede il regolamento applicativo della 241/1990 e, in particolare, il comma 2 dell’art. 7 del DPR 184/2006, ma anche di tutta la normativa in tema di trasparenza amministrativa.

La PA non ha bisogno di un Mega-Meta-Motore di ricerca MMMr, ma dell’applicazione rigorosa degli strumenti previsti dall’ordinamento italiano. Prima di tutto, il DPR 445/2000, poi l’art. 41 del CAD, gli artt. 23 e 35 del D.Lgs. 33/2013 e, infine, delle regole tecniche contenute nei due DPCM 3 dicembre 2013…

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Pubblicato il 09/10/2017 — ultima modifica 29/09/2017
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