Musei e digitale

Artribune intervista Neal Stimler, tra i principali esperti internazionali nel campo della trasformazione digitale dei musei

Sul sito di Artribune è stata rilanciata un’intervista a Neal Stimler, consulente, imprenditore e ricercatore di fama internazionale nel settore museale, pubblicata originariamente sul numero 47 di Artribune Magazine. Il lavoro di Stimler è particolarmente noto per la capacità di introdurre le principali innovazioni tecnologiche e digitali nei processi commerciali e promozionali dei musei. Tra i suoi progetti più celebri e di successo, spicca l’iniziativa MET Open Access, con la quale, a partire dal 2017, il Metropolitan Museum of Art di New York ha reso liberamente accessibili le riproduzioni fotografiche delle opere appartenenti alle proprie collezioni, per qualsiasi tipo di utilizzo, compresi quelli commerciali.

Nell’intervista, Stimler descrive brevemente le principali tappe della propria carriera e illustra le grandi potenzialità che si schiudono per i musei a seguito della rivoluzione digitale. “ Il futuro dei musei - si legge in un passaggio dell’intervista - non è rappresentato dai nuovi edifici: è nell’upload, download e remix della cultura in tempo reale tramite la tecnologia digitale, superando i confini grazie a differenti creatori di contenuti”. 

Il compito principale (dei musei) - si legge in un passaggio successivo - è quello di digitalizzare i prodotti core del museo (collezioni, mostre, programmi e pubblicazioni) con flussi di lavoro ripetibili in un formato archiviabile, aperto e scalabile. La digitalizzazione, con la combinazione dell’accesso aperto, e la volontà di esplorare le capacità di generare redditività tramite partnership, allarga la proposta di valore dei prodotti museali oltre l’offerta limitata della visita fisica.

Le immagini e i dati delle collezioni sono materie prime per nuove forme di produzione culturale da parte di musei, partner e creatori indipendenti per poter offrire nuovi prodotti e servizi (in particolare modo se abilitati da accessi aperti che supportano il riutilizzo commerciale e non hanno severi requisiti di attribuzione o vincoli eccessivi). D’altra parte, un approccio digital-first sulle mostre richiede una visione mirata alla gestione da parte dei musei per vedere le loro collezioni (le risorse che già possiedono) come la principale risorsa cui attingere per creare contenuti per i consumatori e, dove occorre, aggiungere valore e significato per mantenere l’attrazione e l’interesse a lungo termine.

Leggi l’intervista integrale su Artribune

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