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Lo stato dell’arte della firma grafometrica

Modalità di verifica e protezione del dato biometrico, standard di riferimento e evoluzioni lato sicurezza e interoperabilità: Giovanni Manca ha approfondito l’argomento su Agenda Digitale
Lo stato dell’arte della firma grafometrica

foto di Alex E. Proimo via Flickr (CC BY-NC 2.0)

Su Agenda Digitale è stato pubblicato l’articolo“Firma “elettronica avanzata grafometrica: sicurezza, interoperabilità e periziabilità”, a firma di Giovanni Manca. L’approfondimento è dedicato allo stato dell’arte di tale soluzione, con affondi sulle modalità di verifica e protezione del dato biometrico, lo standard di riferimento e le evoluzioni dal punto di vista della sicurezza e dell’interoperabilità. Per quanto riguarda le modalità di verifica delle firme grafometriche, nell’articolo si legge quanto segue:

Il sottoscrittore firma il documento (nella quasi totalità dei casi pratici un documento in formato PDF) utilizzando uno stilo attivo o passivo (attivo: alimentato, passivo: non alimentato) su un dispositivo in grado di raccogliere il tratto della sottoscrizione e, in maniera protetta, di connetterlo in modo indissolubile a quanto si vuole sottoscrivere.

Poiché le strutture dati della firma grafometrica prodotte dalle varie soluzioni sono leggibili solo dallo strumento di analisi grafologica dello stesso fornitore è molto utile disporre di strutture dati omogenee prodotte su un tracciato standard per i dati grafometrici, che in tal modo possono essere analizzati da un qualsiasi strumento di analisi in grado di elaborare questo tracciato.

Naturalmente devono essere applicate le regole stabilite nel Provvedimento prescrittivo del Garante per la protezione dei dati personali (n. 513/2014) che impone di rendere disponibili i dati biometrici solo su richiesta dell’Autorità Giudiziaria quando si è in presenza di un contenzioso.

Nel Provvedimento sono fornite le Regole di protezione del dato biometrico e le indicazioni organizzative per un suo trattamento rispettoso della privacy.

Una volta che il dato è estratto dal suo ambiente protetto è possibile elaborarlo in modo “interoperabile”...

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Pubblicato il 30/04/2018 — ultima modifica 26/04/2018
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