Le recenti pronunce sul diritto all’oblio

Sentenze e provvedimenti nazionali e comunitari: su Il Mondo degli Archivi Giulia Barrera fa il punto sull'evoluzione della giurisprudenza in materia

Con l’approfondimento Diritto all'oblio, alcune precisazioni, Giulia Barrera ha illustrato i contenuti di recenti sentenze e provvedimenti in materia di diritto all’oblio formulati sia in ambito nazionale sia nel più ampio contesto europeo. L’approfondimento si apre con i tre diversi significati di diritto che si possono attribuire al concetto di diritto all’oblio e quindi passa all’esame delle pronunce:

In sede giudiziaria l’espressione diritto all’oblio può assumere tre diversi significati:

  • L’articolo 17 del Regolamento UE 2016/679 sulla protezione dei dati personali (d’ora innanzi GDPR) reca la rubrica Diritto alla cancellazione («diritto all’oblio»): il regolamento riconosce all’interessato «il diritto di ottenere dal titolare del trattamento la cancellazione dei dati personali che lo riguardano», purché ricorrano determinate condizioni, indicate dal regolamento stesso.
  • Due anni prima dell’emanazione del GDPR, nel 2014, la Corte di giustizia dell’Unione Europea aveva affermato l’esistenza di un diritto all’oblio nell’ordinamento europeo, sulla base della direttiva del 1995 sulla protezione dei dati personali (direttiva 95/46/CE), intendendo per diritto all’oblio non la cancellazione dei dati, ma solo la loro deindicizzazione da parte dei motori di ricerca, quando i dati sono pubblicati su internet. L’informazione non deve essere cancellata: resta on line, ma non può essere più rintracciata usando come chiave di ricerca il nome dell’interessato (la si può però rintracciare usando altre chiavi di ricerca). (Sentenza nella causa C-131/12).
  • Nel 1998, la Corte di Cassazione italiana aveva invece definito il diritto all’oblio come «il legittimo interesse di ogni persona a non restare indeterminatamente esposta ai danni ulteriori che arreca al suo onore ed alla sua reputazione la reiterata pubblicazione di una notizia, in passato legittimamente divulgata» (Cassazione, III sez. civ, sentenza 3679/1998). Il caso riguardava una tradizionale pubblicazione su carta stampata: niente a che vedere con internet e con il diritto all’oblio come inteso dalla Corte di giustizia della UE.

Tra fine luglio e fine settembre 2019, in materia di diritto all’oblio sono state pronunciate una sentenza della Cassazione a sezioni unite (quindi particolarmente autorevole), due sentenze della Corte di giustizia della UE e un provvedimento del Garante: si tratta di quattro pronunce importanti, che precisano come vada interpretato e applicato tale diritto…

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