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Le novità in materia di archivi digitali contenute nel “nuovo CAD”

Su Agenda Digitale Mariella Guercio ha presentato le nuove disposizioni, e i relativi nodi problematici, che sembrano emergere dal correttivo alla normativa in materia di PA digitale, recentemente approvato in via preliminare dal Consiglio dei Ministri
Le novità in materia di archivi digitali contenute nel “nuovo CAD”

ocus - foto di Jürgen (flic.kr/p/8Ls83 - CC BY-NC 2.0)

Su Agenda Digitale un approfondimento a firma di Mariella Guercio presenta le novità e nodi problematici in materia di archivi digitali che sembrano emergere dal correttivo al correttivo al Codice dell’Amministrazione Digitale, recentemente approvato in via preliminare dal Consiglio dei Ministri.

Tra le modifiche proposte in materia di documenti e archivi digitali – si legge nel passaggio del testo dedicato a questo aspetto – meritano una particolare attenzione alcune disposizioni specifiche:

  • la volontà di sostenere in modo esplicito la conformità di processo nelle attività di riproduzione e copia dall’analogico al digitale (articoli 22 e 23-ter) e, in generale, di rafforzare le modalità di verifica che consentono la verifica delle comunicazioni in assenza di firme digitali: l’articolo 23 comma 2-bis stabilisce che i soggetti (pubblici o privati) “che procedono all’apposizione del contrassegno di cui al presente comma rendono disponibili gratuitamente sul proprio sito Internet istituzionale idonee soluzioni per la verifica del contrassegno medesimo”;
  • la riscrittura degli articoli 44 e 44-bis sulla gestione e conservazione dei documenti digitali;
  • la decisione di dar vita a un sistema nazionale di ricerca documentale (articolo 40- Sistema di ricerca documentale), “promosso” dalla Presidenza del Consiglio dei ministri con la finalità di “facilitare la ricerca dei documenti soggetti a registrazione di protocollo ai sensi dell’articolo 53 del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, e di cui all’articolo 40-bis e dei fascicoli dei procedimenti di cui all’articolo 41, nonché a consentirne l’accesso on-line ai soggetti che ne abbiano diritto ai sensi della disciplina vigente”.

Mentre nei primi due casi, il nuovo testo sembra fare chiarezza rispetto alle ambiguità delle precedenti formulazione, non altrettanto si può dire a proposito dell’inaspettato e incomprensibile articolo 40-ter. Con riferimento a quest’ultimo aspetto, nonostante la lunga esperienza che ho maturato nel settore, devo confessare che non sono riuscita a capire in che cosa consista un sistema nazionale di ricerca documentale che prescinda dagli strumenti di natura archivistica del tutto ignorati dalla nuova disposizione (piano di classificazione e piano di fascicolazione, repertoriazione dei documenti, requisiti funzionali per la ricerca previsti dalle piattaforme software esistenti). Né riesco a trovare ragioni convincenti per l’insistenza (quasi ossessiva: articoli 40-ter, 41, 44) con cui ci si sofferma su soluzioni tecniche che comunque dovranno essere oggetto di ulteriori specifiche definite nelle linee guida promosse da Agid. Perché rendere obbligatorio un sistema senza chiarirne natura, obiettivi, limiti e condizioni? C’è da augurarsi che i responsabili della proposta siano più consapevoli di quanto non appaia nel testo della disposizione che sembra prefigurare la creazione di un immaginifico sistema di indicizzazione universale, degno di qualche sperimentazione accademica, non certo di un servizio imposto a tutte le pubbliche amministrazioni. Una breve ricerca in rete restituisce del resto ben poco in questo campo, a parte il caso operativo di ‘sistema di ricerca documentale’ costituito dalla banca dati Italgiure elaborata e gestita dalla Corte di cassazione in un contesto alquanto circoscritto e contestualizzato.

Leggi l’articolo integrale su Agenda Digitale

Sullo stesso argomento, Mariella Guercio ha firmato anche un approfondimento pubblicato sul sito della community Cantieri della PA Digitale.

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Pubblicato il 14/09/2017 — ultima modifica 13/09/2017
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