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Il recepimento del modello OAIS nella normativa italiana

L’argomento è stato approfondito da Andrea Attilio Grilli su Interlex. L’articolo sottolinea la sostanziale differenza che deriva dall’avere sostituito la più complessa e articolata figura del consumer contemplata dallo standard con quella più riduttiva dell’utente
Il recepimento del modello OAIS nella normativa italiana

foto di Mark Hunter via Flickr (CC BY 2.0)

Su Interlex Andrea Attilio Grilli ha pubblicato l’approfondimento “Il modello OAIS per la visione d'insieme dei documenti”. “Con il DPCM del 3 dicembre 2013 – scrive l’esperto in apertura – il legislatore  ha scelto il modello OAIS per la conservazione dei documenti digitali. Ma quanto del modello è stato recepito nella normativa italiana e quali opportunità si possono perdere?”.

Il DPCM del 3 dicembre 2013 – scrive Grilli provando a fornire una risposta a tali quesiti –introduce le regole tecniche per la corretta conservazione dei documenti informatici, ma non menziona tutto il modello OAIS. Se andiamo a leggere con maggiore attenzione notiamo che la parte dedicata al consumatore, consumer nel testo inglese (una delle tre figure centrali del modello OAIS con il produttore e il conservatore) non è menzionata se non nella figura di utente, termine che non coincide con quello inglese di consumer…

L'utente (user) indica più propriamente qualcuno che usa lo strumento, così come spiegato nello stesso DPCM nell'art. 3, comma 1: "persona, ente o sistema che interagisce con i servizi di un sistema di gestione informatica dei documenti e/o di un sistema per la conservazione dei documenti informatici, al fine di fruire delle informazioni di interesse".

Non bisogna essere esperti di lingua inglese per comprendere che utente non è consumer. Anzi, il secondo, nelle varie definizioni che il modello OAIS propone, definisce il consumer invece come una figura esterna al sistema produttivo, un soggetto appartenente a quella che viene chiamata comunità di riferimento o designata. Parlare di consumer vuol dire porre l'attenzione su altri aspetti dell'archivio digitale per esempio sulla disponibilità dei dati e documenti conservati, sulla opportunità che la comunità designata, cioè l'insieme dei consumer, possano accedervi ed avere le competenze per comprendere il contenuto conservato (…)

Il consumer – si legge in un passaggio successivo – è l'utente, di fatto colui che accede all'archivio e che ha le competenze per comprendere il contenuto dei documenti. Ma nel DPCM, come abbiamo visto, viene presentato come colui che interagisce con gli strumenti informatici e non vi è una particolare attenzione al tema. Tutto il dettato normativo è rivolto più all'aspetto informatico; il modello OAIS viene reinterpretato dal legislatore solo nella infrastruttura di versamento e conservazione, mentre la parte dedicata all'accesso viene solo menzionata.

Leggi l’articolo integrale su Interlex

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Pubblicato il 20/04/2017 — ultima modifica 14/04/2017
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