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Il Garante Privacy: il diritto all’oblio da applicare su scala globale

Accolta la richiesta di un cittadino italiano residente negli Stati Uniti: la deindicizzazione dei risultati, quando motivata, deve essere effettuata sia sulle versione europee sia su quelle extraeuropee dei motori di ricerca
Il Garante Privacy: il diritto all’oblio da applicare su scala globale

foto di riekhavoc via Flickr (CC BY-NC-SA 2.0)

Con un provvedimento pubblicato lo scorso 21 dicembre, il Garante per la protezione dei dati personali ha stabilito che Google deve rimuovere il link ad alcuni contenuti informativi riguardanti un cittadino italiano residente negli Stati Uniti e che tale obbligo deve valere sia per le versioni europee sia per quelle extrauropee del motore di ricerca.

L'interessato – si legge in una nota del Garante – chiedeva la deindicizzazione di numerosi url europei ed extraeuropei che rimandavano a messaggi o brevi articoli anonimi pubblicati su forum o siti amatoriali giudicati gravemente offensivi della propria reputazione. Negli scritti erano riportate anche informazioni ritenute false sul suo stato di salute e su gravi reati connessi alla sua attività di professore universitario. Il ricorrente auspicava una deindicizzazione del suo nominativo da tutti i siti, anche extraeuropei, in cui era presente, lamentando peraltro la circostanza che, non appena un url veniva rimosso, subito ne venivano generati altri con contenuti di analogo tenore.

Nel decidere a favore della deindicizzazione il Garante ha ritenuto che la "perdurante reperibilità" sul web di contenuti non corretti e inesatti avesse un impatto "sproporzionatamente negativo" sulla sfera privata del ricorrente. Un effetto dovuto anche alla diffusione di dati sulla salute non in linea con quanto disposto dal  Codice privacy e dalle Linee guida dei Garanti europei sull'attuazione della sentenza Google Spain. Nelle Linee guida i Garanti europei individuano in particolare proprio nel trattamento dei dati sulla salute uno dei criteri da tenere in considerazione per un corretto bilanciamento tra diritto all'oblio e diritto/dovere all'informazione a causa del suo maggiore impatto sulla vita privata, rispetto ai dati personali "comuni".

Ai fini del bilanciamento, inoltre, i Garanti Ue ritengono che debba essere presa in considerazione anche la natura dei contenuti di cui si chiede la rimozione precisando che  nel caso in cui si tratti di "informazioni che sono parte di campagne personali contro un determinato soggetto, sotto forma di rant (esternazioni negative a ruota) o commenti personali spiacevoli", la deindicizzazione deve essere giudicata con maggiore favore in presenza di  "risultati contenenti dati che sembrano avere natura oggettiva ma che sono, in realtà, inesatti, in termini reali", soprattutto "se ciò genera un'impressione inesatta, inadeguata o fuorviante rispetto alla persona interessata."

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Pubblicato il 29/01/2018 — ultima modifica 26/01/2018
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