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I dati digitali dopo la morte: quale destino per i nostri corpi elettronici?

Giovanni Ziccardi ha dedicato un saggio alla questione dell’eredità della sempre maggiore quantità di informazioni che produciamo e condividiamo in rete. Su Agenda Digitale, una sintesi dei principali contenuti affrontati nell’opera
I dati digitali dopo la morte: quale destino per i nostri corpi elettronici?

Il libro digitale dei morti. Memoria, lutto, eternità e oblio nell'era dei social network

Su Agenda Digitale, Giovanni Ziccardi, Professore di Informatica Giuridica presso l’Università degli Studi di Milano, ha illustrato i contenuti del proprio saggio “Il Libro Digitale dei Morti”, edito da UTET nel 2017. Nell’abstract dell’articolo si legge quanto segue: “a breve, secondo la BBC, su Facebook, ci saranno più morti che vivi: il sorpasso dovrebbe avvenire verso il 2065. Ecco perché il fenomeno della cosiddetta morte digitale e, soprattutto, della gestione della sua eredità sia diventato argomento d’interesse centrale per gli studiosi”.

Muovendo dalla semplice, e un po’ banale, idea del destino di un profilo sui social network - scrive Ziccardi in uno dei passaggi del testo - possono prendere forma questioni ben più importanti che sono in grado di tracciare alcune linee essenziali della storia moderna e del rapporto, sempre più complesso, tra le tecnologie e l’essere umano.

Il più importante elemento di analisi da cui mi sembra opportuno muovere riguarda la comprensione – che sia la più lucida possibile – di che cosa ne sarà dei nostri dati digitali dopo la morte.

Tale riflessione comporta anche un’attenzione a quale sarà il destino di tutte le nostre persone/identità digitali/alter ego virtuali/corpi elettronici che hanno preso forma nel corso di anni di attività online e, soprattutto, a quali saranno le persone che potranno disporne e che, in ultima istanza, potranno prendere delle decisioni sul modo in cui trattare i nostri beni.

Le domande che sorgono spontanee, su questo primo punto, sono numerose.

I multiformi contenuti dei profili sui social network, dei blog e delle caselle di posta elettronica, ad esempio, resteranno per sempre visibili a tutti e, quindi, supereranno anche la morta fisica dell’utente, rimanendo eterni?

E rimarranno eterni fissi o eterni in movimento? In altre parole: saranno congelati e cristallizzati al momento esatto del decesso dell’utente, come incisioni su pietra, o potranno essere aggiornati costantemente da parenti o amici e rimanere, in un certo senso, vivi?

Al contrario, se uno non volesse rimanere eterno, avrà la possibilità di eliminare tutti i dati e le sue tracce digitali per sempre? Di far sì, in altre parole, che le informazioni muoiano insieme a lui? E, magari, di poterlo fare in maniera automatizzata – ad esempio come conseguenza diretta della morte fisica – nel caso, per ipotesi, si registrasse un periodo più o meno lungo di inattività, cancellando i dati definitivamente o mantenendoli in rete ma impedendo l’accesso da parte di chiunque?

Dobbiamo accettare il fatto e rassegnarci, per certi versi, all’idea che siamo ormai in un’epoca di dati eterni, che sopravvivono senza difficoltà anche alla morte dell’individuo o, al contrario, abbiamo ancora dei margini di possibilità per, ad esempio, predisporre processi di autodistruzione dei dati quale ultima forma di tutela della privacy e dei nostri segreti?

Si noti che il ridurre la questione della morte digitale – e della relativa eredità – a un problema di gestione di profili, account, ricordi, video o immagini e alla cura di qualche status o galleria di selfie è a dir poco riduttivo. Oggi i dati in rete – e spesso sono online da decenni, e si sono pian piano accumulati nel corso del tempo – sono in grado di creare un alter ego che ha sempre di più assunto la forma di un corpo elettronico e che cresce e si sviluppa di pari passo con le attività...

Leggi l’articolo integrale su Agenda Digitale

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Pubblicato il 31/01/2018 — ultima modifica 16/01/2018
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