eGov Benchmark 2019

Il report europeo evidenzia progressi complessivi sulla diffusione dei servizi pubblici online. L’Italia fanalino di coda per livelli di accesso e utilizzo

Lo scorso 18 ottobre è stata pubblicata la 16esima edizione dell’eGovernment Benchmark, report a cadenza annuale col quale si registrano e comparano i progressi compiuti dai Paesi europei nel settore dell’e-government. 

Come si legge da una nota di Capgemini, società che cura la realizzazione dello studio in collaborazione con Sogeti, IDC e Politecnico di Milano, dai risultati emerge un complessivo miglioramento dell’offerta di servizi online rivolti ai cittadini e alle imprese, pur in presenza di sostanziali differenze tra i Paesi trainanti, su tutti gli Stati baltici, e quelli ancora oggi attardati sulla strada dell’innovazione, tra cui nelle ultime posizioni anche l’Italia. A fronte di questa situazione, la nota positiva è che tale gap sarebbe in graduale via di diminuzione rispetto alle precedenti edizioni del report. 

Il considerevole divario di 53 punti percentuali riportato nel periodo 2012-2015 - spiegano in Capgemini -  è infatti diminuito a 42 punti percentuali, fattore che dimostra come i paesi più indietro in termini di adozione dei servizi digitali abbiano notevolmente migliorato la propria offerta, contribuendo a raggiungere un mercato unico digitale europeo più equilibrato.

Venendo alle modalità di conduzione dell’indagine, l’analisi ha interessato quest’anno quattro “eventi di vita” e la relativa disponibilità di soluzioni e servizi per sbrigare le pratiche ad essi connessi tramite il digitale: avviare un’impresa, gestire questioni familiari, perdere e trovare un lavoro e studiare. 

Dalla valutazione di oltre 10.000 siti web di 36 paesi europei - prosegue la nota - emerge che le istituzioni del settore pubblico continuano a incrementare il numero di servizi disponibili online. Tuttavia, i canali di interazione affidabili attraverso i quali gli utenti possono comunicare, inviare documenti ufficiali e autenticare le proprie credenziali non sono ancora pienamente implementati. I risultati mostrano inoltre che si possono ancora migliorare i livelli di trasparenza, in termini di prestazione dei servizi, responsabilità, performance degli enti pubblici ed elaborazione dei dati personali da parte degli stessi (...)

Tutti i paesi - si legge in un passaggio successivo - si distinguono in particolare per la user centricity (85%), mostrando i frutti degli sforzi dei paesi UE28+ nel fornire una versione mobile dei servizi disponibili online. La mobilità cross-border ha riportato il punteggio medio più basso (53%) tra i quattro pillar principali della ricerca, fattore che evidenzia come i cittadini europei non siano ancora in grado di utilizzare i servizi di eGovernment negli altri paesi dell’Unione, ad eccezione del servizio che permette la ricerca di informazioni. I punteggi per i principali strumenti, come identità e documenti digitali (58%) e trasparenza (62%), registrano valori medi, evidenziando come le richieste degli utenti di servizi descritti in modo chiaro e di maggiore sicurezza nello scambio di documenti online non sono pienamente soddisfatte.

Le performance dell’Italia

Dagli highlights del report si apprende che il nostro Paese si attesta non eccessivamente al di sotto della media complessiva per quanto riguarda il livello di digitalizzazione, termine col quale si fa riferimento ai livelli qualitativi dei back e front office digitali pubblici (53% vs 63%). Il vero tallone d’Achille consiste piuttosto in una performance decisamente più deficitaria sul fronte della penetrazione, variabile che ha invece a che fare con gli effettivi livelli di utilizzo dei servizi (22% vs 58%). 

A causa di ciò - si legge negli highlights - l’Italia fa parte dei Paesi con uni scenario di eGov tuttora non consolidato, nei quali non si riesco a ancora a sfruttare a pieno le potenzialità digitali.

Il problema insomma, come evidenziato da svariate testate di settore tra cui Punto Informatico, sarebbe anche e soprattutto legato al divario di competenze, e più in generale dalla mancanza di una cultura del digitale matura, in larghissimi settori della popolazione. 

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