Digitalizzato l’archivio fotografico del New York Times

Più di 5 milioni di immagini utilizzabili dalla redazione per la produzione di nuovi contenuti e servizi

Con il supporto di Google, il New York Times ha digitalizzato un archivio di oltre 5 milioni di fotografie prodotte per i servizi giornalistici della testata fin dagli anni 70 del diciannovesimo secolo. Assieme a milioni di cartelle, microfilm e altri materiali archivistici, le foto erano finora custodite nell’archivio fisico del Times, nei sotterranei dell’edificio che ospita la sua sede: la cosiddetta “morgue”, come era stata ribattezzata dagli stessi giornalisti e operatori del giornale. Nel 2015, un guasto idraulico provocò un allagamento dei locali. Anche tenendo conto di questo evento, si è deciso di realizzare un archivio digitale delle foto.

Oltre che per scongiurare rischi di perdita irreversibili, l’operazione è stata promossa con lo scopo di creare un sistema di ricerca e consultazione efficace delle foto, di modo da sfruttarne al massimo il potenziale storico e archivistico. Ciò è avvenuto anche grazie ad un notevole impiego delle soluzioni di intelligenza artificiale, di modo valorizzare al meglio le informazioni testuali contenute nelle foto.

Spesso, sul lato opposto delle immagini, e talvolta anche sulle stesse foto, si annotavano il luogo, la data e in alcuni casi le circostanze che avevano portato alla realizzazione dello scatto. Informazioni che non erano state riportate nelle vecchie schede di catalogazione dell’archivio fotografico, e che anche oggi, in presenza di una semplice attività di scannerizzazione, potrebbero essere trasformate in metadati solo a fronte di una sistematica e molto onerosa attività di compilazione. Per ovviare a ciò, sono stati utilizzati sistemi di riconoscimento automatico dei testi.

Grazie all’utilizzo di soluzioni analoghe, in molti casi si è potuto procedere anche all’individuazione automatica degli oggetti raffigurati nelle foto. Ciò vale in particolar modo per le foto di luoghi o monumenti: digitalizzando le immagini, i software sono spesso riusciti a individuarli e da ciò è discesa una produzione di metadati ulteriormente dettagliata e circostanziata.

A valle di questa significativa operazione, i giornalisti del Times potranno disporre di un sistema di ricerca e consultazione del proprio archivio fotografico altamente performante e utilizzare di queste fonti per la realizzazione di futuri articoli, servizi e prodotti editoriali. Un primo campo di applicazione concreto sarà nell’ambito del contenitore Past Tense, col quale il Times racconta i decenni passati facendo largo utilizzo dei propri materiali multimediali d’archivio. La prima storia realizzata potendo contare sulla nuova piattaforma digitale è stata dedicata alla California nel 20esimo secolo, e in particolare al modo in cui i cronisti del Times, dall’altra costa degli Stati Uniti, percepirono e raccontarono la rivoluzione culturale e dei costumi, ma anche tecnologica ed economica, che investì la West Coast.

“Abbiamo sempre saputo di sedere letteralmente su una miniera fotografica dall’enorme valore storico - dichiara Monica Drake, assistant managing editor del Times - ora, grazie alla tecnologia cloud non solo possiamo conservarla nel lungo periodo, ma anche cercare facilmente le foto e recuperarle per dare ancora più consistenza storica ai nostri lavori. Grazie a questa operazione, i giornalisti potranno disporre di strumenti molto utili per dare una maggiore forza visuale alle proprie storie”.

Sul sito cloud.google.com è possibile approfondire gli aspetti tecnici relativi al progetto.

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