Consapevolezza e servizi: per un futuro del personal digital archiving

Sul blog The Signal, Bill Le Furgy elenca tre elementi chiave per sensibilizzare le persone ad esser più attente alla conservazione nel lungo periodo dei propri contenuti digitali. La battaglia è lunga e difficile, sostiene, ma non è ancora persa

In apertura del proprio commento, Le Furgy, esperto di conservazione digitale della Librarty of Congress, si dichiara ottimista sui destini del personal digital archiving, pur condividendo le preoccupazioni espresse da alcuni colleghi. È vero che la grande maggioranza è poco propensa a spendere tempo e soldi per conservare i propri file, spiega, così come è evidente che il sempre maggiore utilizzo di device e servizi on line porta inevitabilmente alla dispersione dei contenuti. Allo stesso tempo però, la posta in palio è a suo avviso talmente alta che alla fine gli individui saranno volenti o nolenti chiamati a familiarizzare con questo tipo di problemi. Compito degli esperti e degli addetti ai lavori nel campo della conservazione digitale sarà quindi quello di supportarli in tal senso, cercando di rendere la strada maggiormente in discesa e se possibile meno impervia di quanto non sia al momento. Un compito tutt’altro che facile ma irrinunciabile, da portare a termine, stando a quanto sostiene l’autore del testo, concentrando sforzi e attenzioni su tre aspetti chiave:

  • Una maggiore consapevolezza: alle persone occorre spiegare e illustrare come è possibile gestire i propri file, spiega Le Furgy, aggiungendo che l’accento va posto non sulla digitalizzazione dei contenuti, ma sulla necessità di agire al meglio per salvarli dalla perdita e dall’oblio. “La buona notizia – prosegue – è che quando questo avviene, gli interlocutori capiscono velocemente l’importanza della questione”.
  • Servizi e strumenti radicalmente migliori: è abbastanza ironico, si legge nel testo: in un’epoca satura di strumenti tecnologici sempre più efficaci e performanti, mancano quasi del tutto sistemi e servizi progettati per la conservazione digitale dei contenuti. “Al contrario – scrive l’esperto – sembra che le tecnologie siano disegnate per impedirla”. Per questo, prosegue, d’ora in avanti bisognerebbe impegnarsi per realizzare programmi in grado di catturare, organizzare e conservare i file in maniera sicura, facendo in modo che siano in ogni momento sotto il nostro pieno controllo.
  • Una rinnovata attenzione alle dimensioni dei fenomeni: Le Furgy fa riferimento a due tendenze in particolare. La prima riguarda l’enorme quantità di volumi digitali prodotti dalle persone, qualcosa di assolutamente inimmaginabile fino a pochi anni fa. “All’epoca – scrive – avremmo considerato fortunata una famiglia in possesso di qualche centinaio di foto, lettere e altre memorie. Oggi – prosegue – milioni di persone accumulano miliardi di contenuti digitali, ed è per questo motivo che occorre pensare a soluzioni di conservazione democratiche e sovranazionali”. L’altro fenomeno da considerare ha invece a che fare con le tecnologie e in particolar modo con i vincoli di banda, storage e di altro genere che ostacolano le pratiche di conservazione. Problemi enormi, conclude Le Furgy, ma col quale i produttori tecnologici dovranno fare i conti, per colmare un vuoto che rischia di costare tantissimo in termini di oblio e perdita della memoria digitale.

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