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America: online i Benjamin Franklin’s Paper

Sopravvissuti a una rocambolesca serie di vicende che hanno messo a rischio la loro conservazione, i manoscritti del politico e scienziato, tra i padri fondatori degli Stati Uniti, sono stati digitalizzati dalla Library Of Congress e sono ora accessibili in rete
America: online i Benjamin Franklin’s Paper

Benjamin Franklin Papers: Series II, 1726-1818; 1784, Jan. 12-1785, May 23 (vol 22) - via Library Of Congress

La Library Of Congress ha digitalizzato e pubblicato online i “Benjamin Franklin’s papers”, collezione di manoscritti e altre fonti che documentano la vita dello scienziato e politico nordamericano, passato alla storia come uno dei padri fondatori degli Stati Uniti. La collezione Benjamin Franklin della Library Of Congress si compone di circa 8.000 contenuti ed è suddivisa in quattro serie principali.

Le prime due, alle quali appartiene la grande maggioranza dei documenti, furono possedute da William Temple Franklin, nipote di Benjamin, e costituirono la base per la scrittura delle “Memoirs of the Life and Writings of Benjamin Franklin”, pubblicate tra il 1817 e il 1818. Successivamente questi documenti furono acquistati dal commerciante di libri Henry Stevens e, dopo essere stati custoditi per anni presso il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, furono trasferiti alla Library Of Congress nei primi anni del ‘900. La terza serie si compone di documenti che la biblioteca ha acquistato o ricevuto in dono da svariate fonti, mentre la quarta serie, l’unica al momento ancora non digitalizzata, raccoglie scritti custoditi in altre biblioteche o collezioni private.

Annunciando la pubblicazione dei manoscritti, la Library Of Congress fa luce sul destino rocambolesco che li ha tramandati, non senza numerosi pericoli, fino ai giorni nostri. Protagonista assoluto di queste vicende, il già citato William Temple Franklin.

Figlio di William Franklin, a sua volta figlio di Benjamin, William Temple nacque a Londra tra il 1760 e il 1762 e fu abbandonato dal padre in tenera età. Dopo i primi anni di infanzia trascorsi in ristrettezze economiche, William Temple finì sotto l’ala protettrice del nonno, lavorando come suo segretario dal 1776 al 1785, durante la permanenza di Benjamin in Francia  nelle vesti di diplomatico. Tra i vari compiti, William Temple supportò il nonno nella scrittura del Trattato di Parigi, col quale si pose ufficialmente fine alla Guerra di Indipendenza Americana.

Al ritorno di Benjamin Franklin negli Stati Uniti, nonostante l’interesse e l’influenza del nonno, William Temple non riuscì mai a trovare un impiego stabile, molto probabilmente anche a causa di un carattere non particolarmente accomodante. Benjamin decise allora di affidargli i propri manoscritti, spronandolo a pubblicarli per trarne profitto. Le prime due serie ora digitalizzate e pubblicate online si compongono proprio dei materiali selezionati da William Temple per il proprio lavoro editoriale.

Anche nelle loro riproduzioni online, recano tuttora testimonianza dei modi non sempre ortodossi con cui furono trattati da William Temple. Scarabocchi e cancellature sulle pagine, tracce dell’umidità conseguenti ai numerosi viaggi marittimi cui furono sottoposti e ulteriori segni, derivanti dallo stato di abbandono e incuria successivi alla pubblicazione delle memorie, permettono di ricostruire un destino travagliato che proseguì anche dopo l’uscita di scena di William Temple. Dopo una serie di vicende che non è stato possibile ricostruire, le carte furono infatti ritrovate anni dopo nei magazzini di un sarto londinese che aveva affittato una propria abitazione a William Temple. Probabilmente non conoscendo il valore dei documenti, il sarto utilizzò svariate lettere e scritti di Temple come base per ritagliare i propri modelli.

Dalla sartoria londinese, gli scritti di Franklin finirono quindi nelle mani del commerciante di libri americano Henry Stevens, che dopo averli acquistati però finì per cederli come materiale di pegno nei confronti di alcuni creditori. Stevens riuscì successivamente a riacquistarli, anche grazie all’aiuto di Junius Spencer Morgan, padre del banchiere e collezionista di libri John Pierpont Morgan. Infine, nel 1882, li consegnò al neonato governo statunitense. Anche questo però fu un passaggio tutt’altro che tranquillo. Dopo essere state spedite senza problemi via nave dall’Inghilterra a New York, le carte scamparono infatti per un soffio all’incendio che distrusse il molo dove erano state depositate prima di essere trasferite a Washington.

Sopravvissuti a tutte queste vicissitudini, gli scritti di Benjamin Franklin sono ora consultabili anche online assieme ad una ricca serie di contenuti descrittivi, saggi sulla vita del politico e sulla storia degli stessi manoscritti, link a fonti bibliografiche e altri materiali di approfondimento, e ulteriori contenuti specificamente pensati per i ricercatori e gli insegnanti.

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Pubblicato il 12/05/2018 — ultima modifica 08/05/2018
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