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Accesso ai documenti: cosa cambia col FOIA?

L’argomento è stato approfondito da Giulia Barrera sul sito il Mondo degli Archivi. Il Freedom Of Information Act italiano è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale lo scorso 8 giugno
Accesso ai documenti: cosa cambia col FOIA?

foto di Mark Hunter via Flickr (CC BY 2.0)

Sul sito Il Mondo degli Archivi, Giulia Barrera, esponente della Direzione Generale degli Archivi, ha dedicato un approfondimento ai cambiamenti in materia di accesso ai documenti derivanti dalla recente emanazione del decreto legislativo n. 97 del 25 maggio 2016, ribattezzato dai promotori Freedom Of Information Act (FOIA) italiano.

Secondo il comunicato stampa del governo – scrive la Barrera in apertura – questo decreto ha introdotto «una nuova forma di accesso civico ai dati e documenti pubblici equivalente a quella che nel sistema anglosassone è definita Freedom of Information Act (FOIA)».

Il decreto è prevalentemente dedicato alla lotta alla corruzione, ma include un lungo e complesso articolo che muta profondamente la disciplina sull’accesso ai documenti della PA: chiunque, infatti, potrà presentare istanza d’accesso, senza obbligo di motivare la richiesta (art. 6, c. 1). Fino ad oggi, la legge 241/1990 riservava la possibilità di accedere ai documenti della PA solo a chi avesse «un interesse diretto, concreto e attuale, corrispondente ad una situazione giuridicamente tutelata e collegata al documento al quale è chiesto l'accesso» (art. 22, c. 1, lett. b). Questa restrizione prevista dalla legge 241/1990 era la differenza più vistosa tra la normativa italiana e quella in vigore in quasi tutti i Paesi della UE e in moltissimi altri (USA, Canada, Messico, Brasile, Sudafrica, India, ecc.). Uno dei cardini delle leggi sul diritto d’accesso ai documenti della PA vigenti all’estero – in genere noti come FOIA, ovverosia leggi sul diritto all’informazione (sottinteso, detenuta dalla PA) – è proprio che il richiedente non deve essere obbligato a motivare la richiesta. Il Consiglio d’Europa aveva ripetutamente raccomandato ai Paesi membri di dotarsi di leggi sull’accesso che non prevedessero l’obbligo di motivare la richiesta (Recommandation No. R(81) 19 e Recommandation (2002) 2). Bene ha fatto, dunque, il governo, ad allineare la normativa italiana agli standard internazionali.

La legge 241/1990 resterà però in vigore (non viene neppure emendata); in pratica, d’ora in poi avremo due canali paralleli per l’accesso ai documenti della PA, uno libero dall’obbligo di motivare la richiesta, definito «accesso civico», l’altro riservato a chi abbia necessità dei documenti per tutelare una situazione giuridicamente rilevante. Che questa convivenza tra due normative relative all’accesso possa generare confusione tra i cittadini e i funzionari chiamati ad applicarle, è di facile previsione.

Le differenze tra le due discipline non si limitano a quanto già detto…

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Pubblicato il 25/07/2016 — ultima modifica 15/07/2016
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