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America: “floppy disk usati al Pentagono per la gestione dei missili nucleari”

Da un report si apprende che per alcune attività di estrema importanza strategica, le agenzie federali usano ancora oggi tecnologie e supporti risalenti agli anni '70. A detta di numerosi esperti, una scelta meno biasimevole di quanto si potrebbe immaginare
America: “floppy disk usati al Pentagono per la gestione dei missili nucleari”

foto di Rostislav Lisovy (flic.kr/p/8n9F9i - CC BY-NC-SA 2.0)

Il floppy disk è una tecnologia talmente obsoleta che da tempo c’è chi si chiede perché tra le icone informatiche si continui a usare la sua immagine per le funzione di salvataggio delle informazioni. Eppure a fine maggio 2016 c’è ancora qualcuno che ne fa uso, e non si tratta di qualche ostinato luddista ferocemente affezionato ai tempi che furono, ma addirittura del Dipartimento della Difesa americano. È quanto emerge da un report del Government Accountability Office statunitense, non casualmente intitolato “Federal Agencies Need to Address Aging Legacy Systems”, formula traducibile in italiano con la frase “Le agenzie federali devono far fronte all’invecchiamento dei propri sistemi informatici". Nel report si punta l’indice sui circa 61 miliardi di dollari che i contribuenti americani paiono spendere ogni anno per garantire la manutenzione e il funzionamento di tecnologie ormai obsolete: 3 volte in più rispetto a quanto occorrerebbe, stando a chi ha curato la pubblicazione, per investire in nuovi sistemi informatici.

Tornando al floppy, dalla lettura del rapporto si apprende che al Pentagono ci si servirebbe tuttora di un computer marca IBM Series-1, risalente agli anni 70. Ancora più sorprendente potrebbe essere il fatto che questi computer, e i floppy disk di 8 pollici per il caricamento dei dati necessari al loro funzionamento, vengono impiegati per la gestione informatica di sistemi alla base dell'uso delle testate missilistiche intercontinentali e di altri tipi di armamenti, anche nucleari. Come se non bastasse, alla domanda del perché si continui ad utilizzare tecnologie così superate per la gestione di informazioni dalle quali può dipendere il destino di un’intera nazione, la riposta della portavoce del Pentagono è la seguente: “Perché ancora i floppy disk? Perché continuano a funzionare perfettamente”.

A onor del vero, dell'uso dei floppy disk per la gestione degli armamenti nucleari e altri aspetti strategici per la sicurezza nazionale si era già parlato in passato e, ieri come oggi, dal Pentagono avevano addotto le stesse spiegazioni, per quanto un pò più robuste, sul perché di una simile, apparente anomalia. Da un articolo del Washington Post, tradotto in italiano da Il Post, si apprende che tutto dipenderebbe proprio dalla necessità di garantire la massima sicurezza possibile, isolando i sistemi informatici militari dai pericoli che potrebbero arrivare da Internet.

La situazione - si legge nell'articolo - ha delle analogie con la finzione, che possono essere altrettanto istruttive. Nella popolare serie TV americana del 2004 Battlestar Galactica, l’umanità viene attaccata da dei robot creati dall’uomo. Gran parte della flotta spaziale umana è presa di sorpresa e viene seriamente danneggiata da un virus informatico sviluppato dai robot, che si diffonde da navicella in navicella tramite le sofisticate reti che le collegano. Il Galactica, un’obsoleta navicella da guerra ormai in disuso, è una delle poche sopravvissute all’attacco: i sistemi del Galactica non facendo parte delle rete informatica umana si salvano dall’attacco che aveva messo fuori gioco il resto della flotta. La lezione sembra essere chiara: a volte la tecnologia più moderna non è la migliore.

Dietro al prolungato utilizzo dei floppy disc da parte dell’esercito americano c’è una logica simile. Il fatto che le forze nucleari americane non siano collegate alle reti digitali è in realtà una forma di difesa dagli hacker. Il maggior generale Jack Weinstein lo aveva spiegato alla giornalista Lesley Stahl a 60 Minutes su CBS nel 2014:

Weinstein: questi sistemi antiquati garantiscono una certa sicurezza – anzi, una sicurezza enorme – quando si tratta dei problemi informatici che oggi abbiamo nel mondo.

Stahl: Si spieghi.

Weinstein: Qualche anno fa abbiamo fatto analizzare completamente tutta la nostra rete. Gli ingegneri informatici hanno scoperto che il sistema è estremamente sicuro così com’è

Stahl: Intende dire che non usate Internet.

Weinstein: No, non usiamo Internet.

Stahl: E quindi gli esperti informatici vi hanno consigliato di continuare in questo modo?

Weinstein: Per il momento, sì.

In altre parole, la diffusione degli hacker e delle guerre cibernetiche sono esattamente il motivo per cui anche i sistemi tecnologicamente obsoleti possono ancora essere preziosi. Nei prossimi anni il Pentagono ha in programma di installare degli aggiornamenti sui suoi sistemi. Ma proprio come per il sistema operativo dei nostri computer, che il primo giorno dopo l’aggiornamento può avere dei problemi inaspettati, i responsabili degli armamenti nucleari americani sembrano voler fare attenzione prima di adottare le tecnologie più recenti e apparentemente migliori: e forse hanno ragione.

Anche la BBC ha approfondito la questione, adducendo una lunga serie di motivi sul perché ancora oggi i floppy disk siano “estremamente utili”. Certo non siamo nell’epoca d’oro degli anni ’90, quando si sfornavano milioni di dischetti al mese, ma il fatto che ancora oggi la produzione si attesti sull’ordine delle migliaia di unità testimonia dell’esistenza di una nicchia di utenti rimasta fedele al supporto. Tra gli altri, alcune industrie nel campo tessile o meccanico che fanno tuttora uso di grandi macchinari prodotti decine di anni fa e da allora mai sostituiti né aggiornati. O, per tornare al caso di partenza, altre organizzazioni incaricate della gestione informatica di sistemi particolarmente complessi e delicati, come quelli per il controllo delle centrali energetiche o del traffico aereo.

“Sistemi per i quali un update richiederebbe uno sforzo enorme”, si legge nell’articolo, nel quale si cerca anche di spiegare perché i floppy siano riusciti a resistere all’obsolescenza tecnologica molto meglio di altri supporti. Kevin Murrell, direttore del National Museum of Computing di Bletchley Park, nel Regno Unito, spiega a riguardo che si tratta di “una buona, vecchia tecnologia che continua a funzionare senza smentite di sorta”, a differenza ad esempio dei CD, annunciati come eterni e indistruttibili, ma rilevatisi decisamente meno performanti alla prova dei fatti.

Aggiornarsi a tutti i costi non è sempre la scelta giusta, sintetizzano Murray e altri esperti chiamati in causa, perché fin quando le cose funzionano, ogni upgrade tecnologico potrebbe rivelarsi una scelta piena di incognite e magari molto dispendiosa. A quanto pare però, nonostante tutte queste buone e convincenti motivazioni, al Pentagono sembra sia giunto il momento di dire addio ai floppy. Nelle pagine del rapporto citato in apertura si apprende infatti che a partire dal 2017 si dovrebbe procedere al loro “pensionamento”, per arrivare, entro il 2020, alla sostituzione di tutti i sistemi attualmente in funzione con una nuova generazione di soluzioni informatiche. Staremo a vedere, ma viste e considerate le tantissime volte nelle quali si è parlato dell'estinzione dei floppy, sarà meglio aspettare prima di avventurarsi ancora una volta sul pericoloso e sdrucciolevole terreno delle profezie tecnologiche.

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Pubblicato il 08/06/2016 — ultima modifica 08/06/2016
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