“Quel floppy mi ha fatto catturare”

Torna di attualità in America la storia di un detective, scomparso negli scorsi giorni, che nel 2005 riuscì a smascherare un serial killer grazie ai metadati contenuti in un floppy disk

Ken Landwehr è stato un buon detective. A capo del Dipartimento omicidi di della città più popolosa del Kansas, Wichita, è stato coinvolto in più di 600 casi dal 1992 al 2012. E ha lavorato così bene da guadagnarsi l’appellativo di “the Dick Tracy of Wichita”, copyright del sindaco della propria città. Se però ha conquistato la fama nazionale, tanto da meritarsi diversi tributi nel giorno della sua recente e prematura scomparsa (aveva appena 59 anni), lo deve a un floppy disk. O per essere più precisi: alle informazioni contenute in quel supporto, grazie alle quali è riuscito a incriminare e arrestare uno dei serial killer più sanguinosi e sfuggenti degli ultimi decenni. Il killer in questione è Dennis Rader, tristemente famoso negli Stati Uniti con l’acronimo B.T.K., sigla che si era auto-attribuito per descrivere i propri metodi d’azione: bind, torture, kill. Immobilizza la vittima, torturala e uccidila.

10 le persone assassinate con questo triste rituale dal 1974 al 1991, prima che Rader svanisse nel nulla per un po’, lasciando perdere le proprie tracce. Poi però, trattandosi di un “egotista che adorava giocare a guardia e ladri con la polizia” – parole del NY Times – decise di rifarsi improvvisamente vivo nel 2004. A rimetterlo in pista fu un quotidiano di Wichita, che tornado sulle sue “gesta” si era chiesto se dopo tutto quel tempo di silenzio, non fosse magari morto o finito in prigione. Domanda alla quale Rader non poté non rispondere, cominciando a inviare lettere, poesie e altri strani messaggi alla stampa locale. Il suo desiderio era di sfidare la polizia componendo una sorta di puzzle misterioso, impossibile da decifrare, a testimonianza della propria, superiore intelligenza. Sfortunatamente per lui però, aveva trovato sulla propria strada un ottimo detective e – elemento forse ancor più fondamentale – i metadati che si depositano sui supporti informatici di memoria. Spesso e volentieri, a insaputa di chi li usa.

Come già anticipato, il supporto in questione era un floppy, e come si legge sull’Atlantic, Rader decise di inviarlo ad una televisione di Wichita dopo una sorta di bizzarra trattativa condotta a mezzo stampa proprio con Landwehr. Quest’ultimo aveva da tempo avviato una vera e propria partita a scacchi col killer sui giornali. E proprio dopo il seguente annuncio: “posso comunicare con te usando un floppy senza essere rintracciato da un computer? Sii onesto”, rispose a Rader rassicurandolo: “Tranquillo, puoi farlo”. La risposta non era ovviamente sincera, e così quando il floppy fu inviato ad una tv di Wichita, per l’arresto di Rader cominciò il conto alla rovescia. Il floppy conteneva un solo file, intitolato “questo è un testo”: al suo interno, istruzioni che avrebbero dovuto permettere di decifrare precedenti messaggi. Ma tra i metadati relativi alle sue proprietà, Landwehr scoprì che era stato salvato da una persona chiamata Dennis e – elemento ancor più determinante – che il suo contenuto testuale era stato stampato presso una chiesa cristiano luterana della zona. Senza questo dettaglio – a quanto pare l’unico che Rader non si era premurato di cancellare, molto probabilmente perché non era a conoscenza dell’esistenza di un metadato di questo tipo – il floppy non sarebbe servito a granché. Una volta carpita l’informazione – “qualcosa di estremamente elementare per chiunque capisca un pochino di computer”, dichiarò il detective alla conclusione del caso, quasi a sminuire definitivamente l’aura del killer – bastarono poche ricerche su Internet per verificare che un certo Dennis Rader era il presidente della congregazione presso la chiesa.

A quel punto scattò un test del DNA: Ladnwehr aveva raccolto del materiale genetico nel 1974, quando Rader compì uno dei suoi crimini più efferati sterminando un’intera famiglia. La polizia scientifica lo mise a confronto con quello appartenente ad un parente del killer, e in questo modo lo smascherò definitivamente, schiudendogli le porte della prigione dove ancora oggi rimane - 69enne - per scontare 10 ergastoli. “Devo chiedertelo: come hai potuto mentrimi? Come hai potuto farlo?”, gridò Rader rivolto a Landwehr durante il suo processo. “L’ho fatto perché stavo provando a catturarti”, fu la risposta del detective. Che rimarrà nella memoria degli americani - ironia della sorte- grazie a quel supporto di memorizzazione informatica che gli permise di risolvere il caso.

Azioni sul documento

pubblicato il 2014/01/17 11:55:00 GMT+1 ultima modifica 2014-01-17T13:40:00+01:00

Valuta il sito

Non hai trovato quello che cerchi ?

Piè di pagina