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Accesso civico: “il 73% delle richieste alle PA non riceve risposta”

È quanto emergerebbe da un’indagine dell’associazione Diritto di Sapere. Un rifiuto su tre ritenuto illegittimo perché l’accesso sarebbe negato per mancanza di motivazione o utilizzando eccezioni non previste dal decreto trasparenza
Accesso civico: “il 73% delle richieste alle PA non riceve risposta”

associazione Diritto di Sapere

L’associazione Diritto di Sapere ha recentemente pubblicato i risultati di un primo monitoraggio sull’applicazione della nuova normativa in materia di trasparenza italiana, comunemente indicata col termine di Freedom Of Information Act (FOIA) italiano. Dall’indagine, non a caso intitolata “Ignoranza di Stato”, emerge che su 800 richieste di accesso generalizzate a dati e informazioni il 73% delle amministrazioni interpellate non ha fornito nessuna risposta.

Ignoranza di Stato - si legge in una nota dell’associazione - è il primo monitoraggio sull’applicazione del Foia italiano ed è stato realizzato inviando 800 richieste di accesso generalizzato con il coinvolgimento di 56 volontari tra giornalisti, cittadini e attivisti di ONG come Greenpeace, Legambiente, Transparency International – Italia e Arcigay.
Abbiamo deciso di intitolarlo Ignoranza di Stato per tre ragioni. La prima sono i numeri emersi alla fine di oltre sei mesi di lavoro: le 800 richieste inoltrate dai 56 volontari che hanno collaborato a questo esercizio hanno ricevuto una quota spropositata di non risposte (73%). È una cifra addirittura più alta del 65% del monitoraggio analogo che avevamo completato quattro anni fa sulla legge 241 di accesso agli atti che contemplava il silenzio amministrativo come legittimo, ma che ora è fuori legge (anche se non sanzionato).

La seconda ragione è che uno su tre dei rifiuti che ci sono stati opposti sono di fatto illegittimi perché l’accesso è stato negato per mancanza di motivazione o utilizzando eccezioni non previste dal decreto trasparenza, a riprova che la nuova norma sia ancora poco conosciuta e rispettata dalle Pubbliche amministrazioni (PA). La terza ragione, più aneddotica, è che abbiamo toccato con mano la scarsa conoscenza del nuovo istituto sebbene siano stati concessi alle pubbliche amministrazioni ben sei mesi di tempo dalla sua approvazione (giugno 2016).

Per quanto allarmante, il quadro che emerge dal monitoraggio dà anche una speranza di miglioramento. Alcune delle richieste erano infatti state presentate (e rigettate) nel 2013 perché basate sulla legge 241/1990 (che presentava molte più limitazioni). Quest’anno hanno ottenuto invece risposta positiva, permettendo di ottenere informazioni di indubbio interesse pubblico come, tra gli altri, copie degli scontrini delle spese degli eletti e informazioni sui rimpatri dei migranti.
In breve, se applicato meglio e con meno discrezionalità da parte delle amministrazioni, nei prossimi anni il Foia potrebbe davvero contribuire a rendere l’Italia un po’ più trasparente.

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Pubblicato il 13/06/2017 — ultima modifica 31/05/2017
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